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Trieste interessata a diventare la “porta” verso Medio Oriente e India

Faccia a faccia fra l’Authority e il presidente di Assoporti Roberto Petri

Marco Consalvo, presidenteAuthoritydi Trieste e Roberto Petri, presidente Assoporti

TRIESTE. Torna sotto i riflettori il progetto “Imec”: è la direttrice verso Medio Oriente e India alla quale Trieste guarda con interesse perché guardando a est non è più il mar Tirreno ad avere il vantaggio competitivo bensì l’Adriatico. Trieste non fa mistero di voler «assumere un ruolo rilevante», visto che è il porto italiano numero uno che si affaccia su quel mare ed è «già nodo strategico pienamente integrato nella rete ferroviaria continentale e nei principali flussi commerciali».

Tutto questo riprende vigore nell’incontro che, nel corso di un giro fra i vari scali italiani, il presidente di Assoporti, Roberto Petri, ha avuto a Trieste con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Marco Consalvo.

Ecco le parole di Petri: «Il porto di Trieste è strategico per il sistema portuale nazionale. Con il presidente dell’Autorità di Sistema abbiamo avuto modo di parlare del futuro del porto e del versante Adriatico in generale, anche in virtù del progetto “Imec” su cui il nostro governo sta lavorando».

Ma nel colloquio non si è parlato solo di questo: sotto i riflettori sì il ruolo internazionale dei porti di Trieste e Monfalcone ma anche «investimenti in corso e prospettive di sviluppo», com’è stato riferito al termine dell’incontro. A cominciare dal fatto che «l’Adriatico orientale e le attività ad esso connesse – è stato sottolineato, secondo quanto riferito dall’istituzione portuale – impiegano oltre 9mila persone (6.700 direttamente nei porti e circa 2.300 lungo la filiera logistica, industriale e dei servizi) e generano, tra Stato e Regione Friuli Venezia Giulia, un contributo annuo di circa 700 milioni di euro». A ciò si aggiunga che le imprese attive nell’ambito portuale «producono complessivamente oltre 2 miliardi di euro l’anno».

È da dire, ad esempio, che il sistema Trieste-Monfalcone detiene il primato nazionale per traffico ferroviario merci: la una quota su ferro risulta «tra le più elevate in Europa» (e ha «relazioni consolidate con il Centro Est del continente»). Viene messo l’accento anche sul fatto che «oltre il 90% delle merci movimentate è destinato ai mercati esteri»: è «la conferma della proiezione internazionale del sistema», dicono dal quartier generale dell’Authority triestina (anche se difficilmente potrebbe andare in modo diverso, dato che Fernetti sta a dieci chilometri in linea d’aria dal Molo VII e il confine più vicino gli passa a meno di due miglia).

Ovvio però che nessuno possa negare la rilevanza del porto di Trieste, per quanto nel periodo più recente la stella sembra essersi un po’ appannata (e il 70% della movimentazione in realtà è petrolio e dintorni). Resta

La visita si è conclusa con un sopralluogo al terminal container del Molo VII, dove sono stati illustrati i nuovi interventi: le opere di elettrificazione della banchina sono «in fase di completamento»: quanto ai lavori di potenziamento infrastrutturale, saranno «avviati nei prossimi mesi».

Queste le parole del presidente dell’Authority, Marco Consalvo: «Ringrazio il presidente Petri per questo incontro, che ha permesso di inquadrare le priorità di Trieste in una prospettiva di sistema nazionale. Soprattutto in questo momento è fondamentale consolidare una visione condivisa sugli investimenti e sulla competitività, valorizzando le diverse specializzazioni che compongono il sistema portuale italiano».

Pubblicato il
26 Febbraio 2026

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