Attacco all’Iran, tre scenari per dire quanto saranno gravi i contraccolpi qui da noi
L’analisi dell’”intelligence” di Transporeon: forti pressioni in arrivo da Hormuz

Christian Dolderer capo analista di market intelligence per Transporeon
ULM (Germania). «L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran, iniziata nel fine settimana, ha generato un immediato shock sui mercati energetici globali. Con lo stretto di Hormuz – attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale trasportato via mare – sotto blocco, i mercati europei dei carburanti si preparano a subire una forte pressione sui costi. All’apertura delle contrattazioni, il Brent ha registrato un balzo del 10-12%, superando temporaneamente la soglia degli 80 dollari al barile». Parte da qui Christian Dolderer, capo degli analisti (e esperto di “market intelligence”) di Transporeon, la piattaforma che fa parte di Trimble e che da piccola start-up locale, in meno di 20 anni si è tramutata in multinazionale di software di logistica con più di mille addetti e operazioni in tutto il mondo.
Il mercato del diesel è «particolarmente esposto agli shock geopolitici: i prezzi – avverte Dolderer – reagiscono rapidamente alle notizie negative, mentre il riassorbimento delle tensioni si riflette in cali molto più graduali. Gli operatori logistici europei si trovano ora a dover fronteggiare lo scenario di un greggio in avvicinamento ai 100 dollari al barile. Questo potrebbe tradursi in un incremento dei costi della materia prima nell’ordine di 0,12-0,15 euro al litro e in aumenti del prezzo del diesel alla pompa compresi tra 0,20 e 0,30 euro al litro nell’arco di poche settimane».
A giudizio del capo degli analisti di Transporeon, quanto agli scenari relativi al mercato petrolifero si delineano «tre possibili traiettorie per l’Europa». Detto per inciso, è da tener presente – e questo la “Gazzetta Marittima” lo ha già sottolineato nei giorni scorsi – gli scenari anche solo di pochi mesi fa indicavano non solo un presente con le quotazioni attorno ai 60 dollari al barile ma anche l’aspettativa di una diminuzione. Cosa dice Dolderer riguardo ai tre scenari distinguibili a seconda della durata dei venti di guerra?
- In caso di rapida de-escalation: il “Brent” potrebbe «stabilizzarsi tra gli 80 e gli 85 dollari al barile», pur con «la probabile permanenza di un “premio di rischio bellico” per tutta l’estate».
- In caso di interruzione di medio periodo: quotazioni probabili tra 90 e 100 dollari, si manterrebbe «elevata la volatilità dei prezzi alla pompa» alimentando contraccolpi sull’economia in termini di aumenti dell’inflazione
- In caso di chiusura prolungata dello stretto di Hormuz: il blocco di tale flusso di export «destabilizzerebbe il mercato petrolifero» – afferma – e spingerebbe il greggio «oltre i 125 dollari al barile, con un conseguente marcato rialzo dei prezzi del diesel e impatti diretti sui flussi e sui costi della catena logistica europea».











