Bonifica in porto: dubbi degli ecologisti, l’Authority risponde per le rime
«Ecco cosa facciamo per impedire guai e per tenere gli occhi aperti»

La Spezia bonifica
LA SPEZIA. La prima barriera è rappresentata da «panne galleggianti con teli in poliestere ancorati al fondale e poste a perimetrazione e delimitazione del campo di lavoro». Il secondo sbarramento di protezione è costituito da «bolle d’aria (“bubble screen”) che consentono di contenere ogni dispersione di torbidità, anche in caso di accidentale rottura delle panne o durante le fasi di ingresso e uscita della draga dal campo di lavoro». L’Authority spezzina guidata da Bruno Pisano interviene per sottolineare che queste sono «le principali ed efficaci protezioni applicate dal progetto di bonifica» che, tiene a precisare la nota, è «in corso di fronte al Molo Garibaldi (e non, come erroneamente comunicato in questi giorni dalle associazioni ambientaliste, di fronte al quartiere del Canaletto)». L’obiettivo è quello di «limitare in maniera determinante qualsiasi dispersione di solidi sospesi negli specchi acquei limitrofi alle aree di intervento».
La puntualizzazione arriva dopo che nei giorni scorsi dal mondo ecologista locale si erano alzate richieste di chiarimenti indirizzate alle autorità di controllo (in particolare, Capitaneria e Agenzia protezione ambientale) dopo che era stata notata, secondo quanto riferisce “La Nazione” in cronaca locale, «una chiazza marrone che si allarga attorno a un mezzo di dragaggio in azione nel porto». Nel mirino la torbidità delle acque: gli ambientalisti avevano chiesto di accertare se il dragaggio stia funzionando bene e se sia stata monitorata con prelievi e analisi il tratto di mare coinvolto. Quelle accuse sono «notizie allarmanti e non corrispondenti al vero», dice l’ente portuale.
L’attività di bonifica – ribatte la nota dell’Authority – si colloca «tra gli interventi sui fondali dell’area vasta “Porto Mercantile” approvati con Decreti Interministeriali del 2005, segue il progetto esecutivo, redatto in conformità alle norme di settore e alle indicazioni di Icram relative ai requisiti delle draghe e ai sistemi di dragaggio». Da parte dell’ente portuale si aggiunge che le operazioni marciano di pari passo con uno specifico monitoraggio ambientale sia in continuo che a livello giornaliero ma anche settimanale e a cadenza mensile, comprensivo di report all’Agenzia protezione ambientale.
L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale ribadisce che il controllo è «assicurato dalle sonde multiparametriche in campo»: grazie a questo – si afferma – si è potuto sino ad ora «constatare come non sia mai stato superato il valore di riferimento della torbidità delle acque, stabilito attraverso numerosi monitoraggi effettuati nel corso degli anni». A ciò si aggiunga che è in preventivo l’utilizzo di sei postazioni mobili, ciascuna delle quali può contare su una «sonda da calare attorno al perimetro dell’area di cantiere». L’istituzione portuale segnala che «anche in questo caso non sono mai stati riscontrati superamenti». Al di là di tutto questo, viene impiegato pure «un drone aereo per scatti panoramici georiferiti: consente di apprezzare l’entità dell’eventuale torbidità generata dai lavori. Ad oggi, le foto acquisite (in allegato) comprovano l’efficacia delle misure di delimitazione», si precisa.
L’Authority mette in risalto anche che, «a maggior tutela degli obiettivi sensibili quali le attività di mitilicoltura», è stato effettuato «un importante investimento per la realizzazione di impianti fuori diga, secondo un progetto condiviso con gli stessi produttori».











