La “Gen Z” e il futuro da artigiani: bello ma non fa per me
Il 40% vede il settore con simpatia, però per sé sogna qualcos’altro

Giovani studentesse
MILANO. La “Gen Z” – la generazione post-Millennials, dunque oggi fra i 15 e i trent’anni: nati con lo smartphone nella culla – vede nell’artigianato valori positivi: qualità, tradizione e creatività. Ma con una sorta di “simpatia identitaria” più che come orizzonte professionale concreto. Il motivo per cui è “bello ma non sarà il mio posto nel mondo” lo si deve a tre aspetti-chiave:
- la percezione di guadagni bassi o incerti (51,6%),
- il deficit informativo (il 77,4% dei ragazzi non ha mai ricevuto reali indicazioni nel percorso formativo)
- la percezione a livello di immaginario che l’artigianato sia qualcosa di tradizionale più che innovativo.
Eppure una domanda latente esisterebbe: e coinvolge 4 giovani su 10. Ma per trasformarla in scelta concreta è necessario puntare su «accesso, modelli e immaginario».
È questa la sintesi dell’“Osservatorio: GenZ & Professioni Artigiane”, una ricerca della community UniversityBox presentata al convegno “Artigianalità in Italia 2026” organizzato dal “Sole 24 Ore” in collaborazione con Firenze Fiera. L’occasione? La “Giornata nazionale del Made in Italy”.
Il dato di partenza è il fatto che UniversityBox è la più grande community digitale di studenti in Italia: più di un milione di iscritti presenti in tutti gli atenei del Paese. Obiettivo: capire come la Gen Z percepisce l’artigianato e cosa la separa dal considerarlo un percorso professionale reale. Risultato: il 39,3% dei giovani si dichiara attratto da una carriera artigiana. Ma c’è un “ma”, anzi più di uno:
- il 77,4% afferma di non aver mai sentito parlare di artigianato a scuola,
- il 40,7% individua nel digitale una leva di sviluppo,
- il 62,8% ritiene che l’intelligenza artificiale cambierà il settore.
Sul piano dell’immaginario, la percezione è «positiva ma non innovativa». L’indagine mostra che «le parole più associate all’artigianato sono manualità (76,2%), tradizione (56,3%) e qualità (50,0%), mentre innovazione si ferma al 4,5%». E le connotazioni negative? Fatica, bassi guadagni, precarietà sono minoritarie e «tuttavia incidono sull’attrattività professionale». Non è tutto: se è vero che l’85,4% riconosce la compatibilità con la sostenibilità ambientale e l’81,2% la trasformazione digitale del settore, resta il fatto che per il 72,2% di essi risulta difficile vivere dignitosamente di solo artigianato. Anche se, davanti alla sfera di cristallo per immaginare il futuro, non più del 46,3% pensa che perderà rilevanza.
Il “termometro” dell’indicatore dell’attrattività mette in luce una differenza significativa tra interesse e azione: il 39,3% considera la carriera artigiana almeno “abbastanza attraente” (e si arriva al 45,9% tra chi già lavora, dieci punti in più rispetto a chi è studente). Eppure solo il 22,2% pensa di cercare davvero informazioni concrete in questo campo nei prossimi 12 mesi, mentre più di tre ragazzi su quattro (77,8%) confessano di non avere in mente di prendere alcuna iniziativa.
Le principali barriere, dove stanno? Sono «economiche e informative», dice l’indagine. Il 77,4% dei ragazzi e delle ragazze segnala che scuola e università non hanno mai presentato l’artigianato come possibile sbocco professionale. Le barriere “soft”, come scarso prestigio sociale (11,9%) e pressioni familiari (14,6%), incidono meno.
Tra le leve che invece potrebbero mettere in moto la scelta, al primo posto figura la garanzia di un reddito competitivo fin dai primi anni (44,3%), seguita dagli incentivi all’avvio d’impresa (28,0%). Fin qui parliamo di soldi, e sul piano delle motivazioni? Si conta di poter combinare artigianato e digitale (40,7%), attraverso e-commerce, social media e design tecnologico. Il messaggio più efficace, rileva lo studio, non è “torna al passato” ma “porta il futuro nell’artigianato”.
Passiamo poi al capitolo intelligenza artificiale. Lo facciamo per segnalare che lo studio indica che «la tecnologia è vista come amplificatore del sapere manuale, non come sostituto»
- il 62,8% degli interpellati ritiene che l’intelligenza artificiale cambierà le professioni artigiane
- il 37,5% prevede la nascita di figure ibride artigiano-digitali,
- il 33,9% teme la sostituzione di lavorazioni,
- il 14,9% non prevede impatti significativi,
- il 13,8% ritiene che renderà l’artigianato più efficiente senza snaturarlo.
Quali sono i mestieri del futuro in questo campo? Qui l’identikit delle professioni mette in campo la concretezza dell’economia ma anche la bussola dell’immaginario, come si diceva. Emergono:
- sartoria e moda artigianale (53,4%),
- artigianato digitale come stampa 3D, Cnc e laser cutting (49,9%),
- falegnameria e design d’interni (42,7%),
- oreficeria e gioielleria (40,8%).
Meno attrattivi invece risultano i mestieri tradizionali “puri” come liuteria e restauro (15,1%), panificazione (15,9%), pelletteria (17,8%).











