Authority Livorno: abbiamo quasi raddoppiato i volumi di spesa
«Più di 100 milioni di investimenti, assottigliato l’avanzo»

Riunione nel salone Gallanti al primo piano della sede dell’Authoroty livornese: al centro il presidente Davide Gariglio. E’ insieme ad alcuni dei suoi dirigenti: da sinistra, Enrico Pribaz (parzialmente coperto), Fabrizio Marilli e, al di là di Gariglio, Simone Gagliani e Roberta Macii
LIVORNO. Più di cento milioni di euro impegnati per l’ammodernamento infrastrutturale: quanto basta per far dire all’Authority livornese di aver «quasi raddoppiato i volumi di spesa rispetto al 2024». È l’elemento che la strategia di comunicazione di Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, mette sotto la luce dei riflettori al momento della presentazione del rendiconto di gestione 2025 che il comitato di gestione ha approvato nell’ultima seduta.
Da tradurre così: poco meno d’una rivendicazione di attivismo di fronte alle accuse di immobilismo arrivate dal centrodestra e dall’idea che, in mancanza dei soldi sufficienti a completare la Darsena Europa, la “macchina” dell’ente sia lì a girarsi i pollici. La sottolineatura vuol affermare soprattutto una cosa: l’ente ha «una spiccata solidità patrimoniale», ha ottenuto «una crescita delle entrate» e ha messo a segno «un’accelerazione strategica sul fronte degli investimenti».
Al di là della nota ufficiale, è proprio il presidente dell’Autorità di Sistema, Davide Gariglio, a mettercela tutta per accreditare quest’idea: «I risultati del rendiconto 2025 restituiscono l’immagine di un ente solido e dinamico, capace di trasformare le risorse in opere concrete per il territorio: il raddoppio degli investimenti (arrivati a 102,5 milioni di euro) non è solo un dato contabile, ma la prova tangibile di un’accelerazione strategica impressa all’ammodernamento dei nostri scali».
Pesa l’incognita del fatto che riguardo all’espansione a mare mancano un bel po’ di risorse, ma quello è un caso a sé ed è relativo a un progettone di rango nazionale (tant’è che ha un commissario a sé). I dati messi nero su bianco da Simone Gagliani, dirigente che ha la responsabilità dei conti in casa livornese, indicano che fra gli interventi principali finanziati con risorse statali e proprie spiccano su Livorno:
- il riordino del raccordo ferroviario di Livorno Porto Nuovo (5,2 milioni di euro),
- il ripristino di parte della banchina est del Canale industriale (9 milioni),
- la riqualificazione dell’area pescherecci della Darsena Vecchia (2,7 milioni),
- lo sviluppo e all’implementazione dell’impianto tv a circuito chiuso per la sicurezza portuale (1,4 milioni).

Simone Gagliani, “regista” amministrativo dell’Authority livornese, alla cerimonia per la posa della prima pietra della diga della Darsena Europa nel maggio 2025
Fin qui Livorno, ma la mappa del territorio dell’Authority del Nord Tirreno ha l’altro focus su Piombino (e Elba). A tal proposito, viene messo l’accento sul fatto che l’Autorità di Sistema Portuale ha stanziato un milione di euro per la progettazione di fattibilità tecnico-economica della banchina ovest della Darsena Nord ed è «attualmente in fase di ultimazione» la realizzazione del “cold ironing”, cioè il sistema che consente di fornire alle navi energia elettrica dalle banchine così da ridurre l’inquinamento (non sono più costrette a tener accesi i motori per far funzionari gli apparati di bordo durante la sosta a banchina). I lavori, «iniziati nel 2024», sono «ormai in fase di conclusione», oltre che a Piombino, anche nello scalo elbano di Portoferraio. L’ Autorità di Sistema Portuale mette l’accento su quest’aspetto come la riprova dell’attenzione a «uno sviluppo sostenibile».
L’ente portuale tiene a ricordare di aver finanziato «con oltre 7 milioni di euro di risorse proprie molteplici interventi di manutenzione straordinaria». A ciò si aggiungano «4 milioni di euro investiti nella realizzazione di progetti e studi afferenti lo sviluppo strategico del porto e nelle spese per la sicurezza in ambito portuale». Una sottolineatura a sé viene riservata a 50 milioni derivanti dal mutuo Bei (Banca europea investimenti): sono stati «vincolati alle opere marittime e ai dragaggi della Darsena Europa».
Vedi alla voce: entrate correnti. Risultano ammontare a 54 milioni di euro, di cui poco più della metà (29,2 milioni) relative a «entrate tributarie provenienti dal riversamento delle tasse sulle merci imbarcate e sbarcate (per 17 milioni) e delle tasse di ancoraggio (per 11,8 milioni). L’ente riferisce anche di aver «incamerato 18 milioni di euro di entrate derivanti dai canoni demaniali».
C’è poi un aspetto-chiave: riguarda l’avanzo di amministrazione. Negli enti pubblici è anche il “termometro” della capacità di spesa, cioè di tradurre in opere pubbliche concrete le decisioni di bilancio (ma nelle istituzioni portuali hanno specifiche particolarità che ne vincolano la disponibilità reale). Non solo: nella discussione sulla “riforma della riforma della riforma” è balenata l’ipotesi di far finanziare il nuovo assetto centralizzato della spesa non in virtù di nuovi fondi messi a disposizione dal governo bensì andando a prendere nei vari enti portuali gli avanzi di amministrazione. Cioè: non solo sparirebbe la potestà di decidere su cosa investire ma anche i soldi che i porti generano. Ammesso che tutto questo passi al vaglio di costituzionalità (i porti rientrano esplicitamente fra le materie in cui Stato e Regioni devono decidere insieme), resta il fatto che si rischia di ritrovarsi nella paralisi: ogni opera di una certa rilevanza ha bisogno di infiniti passaggi dal ministero – e qui bisognerebbe ricordare una memorabile sfuriata di Giuliano Gallanti su una pratica che rimbalzò per un anno fra scrivanie a poche decine di metri l’una dall’altra – e a Roma per trovare la dote finanziaria del nuovo assetto basterebbe tirare un po’ il freno a mano…

Palazzo Rosciano a Livorno: è la sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale
Lasciamo perdere le dietrologie. Da Palazzo Rosciano si tiene a sottolineare che, al 31 dicembre scorso, «l’avanzo di amministrazione di esercizio risulta essere dimagrito di oltre 23 milioni di euro rispetto all’inizio dell’anno a fronte degli ingenti investimenti impegnati: oggi ammonta complessivamente a 63,2 milioni di euro».
Il comitato di gestione ha anche dato semaforo verde alla relazione annuale: secondo quanto viene riferito, emergono – si afferma dal quartier generale di scali Rosciano – «i progressi dell’ente sulla sostenibilità, con l’avanzamento dei lavori di “cold ironing” a Piombino, Portoferraio e Livorno, e un forte investimento nella digitalizzazione (servizi cloud) e nella formazione professionale dei lavoratori portuali».
Dall’istituzione portuale si segnala che il documento fissa lo sguardo sull’«impegno profuso dall’ente sul piano dell’accelerazione della spesa delle risorse in conto capitale, nella prevenzione della corruzione della pubblica amministrazione, nella sicurezza delle operazioni portuali: tutti obiettivi considerati strategici dal ministero delle infrastrutture».
A giudizio di Gariglio in questo bilancio si ritrova «una base solida per continuare a puntare su tre pilastri fondamentali del suo mandato: la sostenibilità ambientale (attraverso il “cold ironing”), l’innovazione infrastrutturale e l’innalzamento delle competenze del lavoro portuale».











