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LA NOVITA’

Le imprese abruzzesi cercano a Gioia Tauro la logistica per l’export

Faccia a faccia fra Authority calabrese e interporto pescarese

Foto di gruppo per le delegazioni calabrese e abruzzese all’interporto di Manoppello

MANOPPELLO (Pescara). L’Abruzzo guarda a sud: le imprese puntano su Gioia Tauro per l’export anziché immaginare di bussare agli scali del Nord. Il grande porto calabrese ha tototalizzato lo scorso anno più di 4 milioni di teu nel traffico container e può offrire l’aggancio alle grandi rotte del commercio mondiale, invertendo i guai del ritrovarsi con una logistica che a valle della produzione o non ha sbocchi portuali per puntare a mercati lontani o deve partire svantaggiata da centinaia di chilometri aggiuntivi di trasporto nel caso volesser rivolgersi ai tradizionali scali forti al Nord. Al tempo stesso, sembra volersi consolidare ulteriormente il ruolo di Gioia Tauro quale polo logistico intermodale di riferimento del Centro-Sud di una Italia che è una penisola protesa come un “molo” nel Mediterraneo, capace cioè di «connettere il tessuto produttivo alle grandi direttrici del commercio mondiale».

L’incontro fra gli esponenti del porto di Gioia Tauro e i dirigenti dell’interporto pescarese

E’ quel che è emerso dall’incontro che si è tenuto all’Interporto d’Abruzzo di Manoppello (Pescara): dal tavolo il presidente dell’Authority calabrese, Paolo Piacenza, e l’amministratore delegato dell’infrastruttura abruzzese, Mosè Renzi.

Grazie alle sue banchine di ultima generazione e al potenziamento della rete ferroviaria retroportuale, Gioia Tauro si mette in vetrina per garantire alle imprese del Meridione «l’accesso immediato alle grandi rotte commerciali ultra-oceaniche, che collegano i mercati globali lungo l’asse Est-Ovest, abbattendo i tempi di transito e migliorando la competitività dell’export italiano»: così il porto gioiese tiene a presentare le proprie credenziali per uscire dal recinto consueto del porto che è solo smistamento funzionale e scarsa capacità di generare crescita.

Bell’enunciato, ma come dargli corpo? Sotto la luce dei riflettori una idea chiara: come far marciare il progetto per attivare un collegamento ferroviario diretto tra Abruzzo e Calabria, che permetterebbe di instradare la produzione manifatturiera abruzzese verso lo scalo calabrese (o di ricevere da lì materie prime e semilavorati). Vale la pena di ricordare che l’incontro segue la visita che i vertici dell’Interporto abruzzese avevano compiuto a Gioia Tauro lo scorso aprile.

Il collegamento – viene fatto rilevare – si inserirebbe in una rete che il porto calabrese ha già consolidato con altre aree del Paese: due collegamenti giornalieri con gli interporti di Nola e Bologna, attivi dal 2025, e un nuovo collegamento ferroviario tra Bari e Gioia Tauro, avviato di recente. Per le imprese del Centro-Sud, l’attrattiva dello scalo calabrese sta nell’essere il principale polo di trasbordo di container in Italia, con accesso diretto alle rotte transoceaniche lungo l’asse Est-Ovest.

Queste le parole del presidente dell’istituzione portuale gioiese, Paolo Piacenza: «Il percorso volto all’avvio del collegamento ferroviario diretto tra l’Abruzzo e la Calabria conferma la posizione strategica di Gioia Tauro quale polo intermodale di riferimento per l’intero Mezzogiorno». Gioia Tauro – sta qui la sua sottolineatura  – si sta trasformando «da semplice punto di transito che  era a qualcosa di più: una piattaforma logistica integrata».

Per parte abruzzese l’amministratore delegato Mosè Renzi la spiega così: «Quando il più importante porto del Mediterraneo riconosce il valore delle nostre imprese, delle competenze e dell’intero ecosistema economico del territorio, è un segnale di fiducia che rafforza la competitività della Regione Abruzzo».

Pubblicato il
9 Luglio 2026

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