Le mosse di Msc per andare alla conquista dell’interporto di Bologna
Potrebbe entrarci qualcosa con la Darsena Europa nel porto di Livorno?

L’interporto di Bologna visto dall’alto
BOLOGNA. L’annuncio arriva con il comunicato ufficiale in cui Interporto Bologna spa ha dato conto del fatto che l’assemblea dei soci ha approvato il bilancio d’esercizio. Potrebbe essere nient’altro che il tran tran dei passaggi d’abitudine nel calendario di una società. Magari con l’extra dell’aumento di capitale, ma anche quello di solito finisce per essere qualcosa di liturgico.
Invece no, stavolta non è pure ritualità se il presidente della società interportuale bolognese, Stefano Caliandro, rivendica il «forte impulso al percorso strategico», l’attenzione «all’attuazione del piano di investimenti e al rafforzamento patrimoniale»: tutto ruota attorno a quell’aumento di capitale sociale da 8 milioni e qualche spicciolo. Però dietro non c’è solo il bisogno di dare sostegni ai progetti di sviluppo: se Caliandro ricorda l’attivismo sul fronte delle relazioni industriali e istituzionali (con la presentazione «del nostro progetto di crescita a operatori nazionali e internazionali con l’obiettivo di attrarre competenze, know-how e partnership strategiche») non è solo per annotare che «alcuni dei nostri soci storici» (dunque non tutti, ma Città Metropolitana di Bologna, Camera di Commercio di Bologna e Mercitalia Rail srl sì) hanno sottoscritto.
La notizia vera è l’ingresso nella compagine azionaria di Medlog Holding Italia srl: non è una società come tante, è «controllata in ultima istanza da Mediterranean Shipping Company Holding Sa (gruppo Msc)», come attesta un provvedimento dell’Antitrust risalente al marzo scorso. Cioè al numero uno al mondo nelle flotte container, che ha ormai strutturato un impero economico che si estende un po’ a tutti i tasselli della logistica.
Sette giorni fa era arrivata l’indiscrezione dell’edizione emiliana del “Corriere della Sera”: «Msc vuole l’Interporto di Bologna», questo il titolo. Confermata anche da “Shipping Italy”, l’autorevole testata genovese: dopo aver «fallito l’assalto all’ “inland terminal” dell’Interporto di Padova (sempre che il relativo ricorso non muti lo scenario), il gruppo Msc sarebbe pronto a rilevare quello (in realizzazione) di Bologna, passando questa volta dalla porta principale». Quella dell’aumento di capitale, appunto.
Anzi, Caliandro ricorda che il colosso logistico che sta alle spalle di Medlog «da sempre rappresenta uno dei principali clienti del nostro scalo ferroviario per il trasporto intermodale marittimo». Non solo: qui si ragione di un «operatore industriale di comprovata esperienza, competenza e solidità nei settori di riferimento della nostra attività» che, a giudizio dei vertici della società interportuale, è «un elemento di grande valorizzazione dello sviluppo industriale dell’Interporto di Bologna».
A Bologna la leggono guardando al fatto che un socio industriale di tale calibro entra in gioco dentro un disegno che, sembra di capire per la regia della Regione Emilia Romagna, «coinvolge il porto di Ravenna, lo scalo ferroviario Dinazzano Po e l’A22 che arriva al Brennero», come segnala il “Corriere”. Il giornale diretta da Nicola Capuzzo invece pare guardare la mossa con gli occhi di Msc e la vede «destinata a potenziare le relazioni già esistenti (sul terminal di Fs) in particolare con Gioia Tauro (già feudo Msc) e Livorno, dove il gruppo della famiglia Aponte ha manifestato l’intenzione di investire sulla nuova Darsena Europa».
È un segreto di Pulcinella: dal punto di vista dello schema geografico, Livorno – che ha anche la garanzia di un interporto a meno di 10 minuti dal porto e una grandissima piana alle spalle (pensate invece cosa deve inventare Genova…) – offre via Firenze-Bologna un ventaglio di accessi al di là delle Alpi a prova di tilt, visto che potrebbe svariare fra i differenti tunnel alpini svizzeri o il Brennero. Dunque, la mossa di Msc su Bologna ha anche qualcosa a che vedere con la Darsena Europa? Lo scopriremo alla prossima puntata.
Intanto, se attualmente Medlog (Msc) è in campo con una quota attorno al 17%, c’è da dire che il Comune di Bologna con il suo 35% è rimasto alla finestra dell’aumento di capitale. Di vendere la quota se n’era già discusso una dozzina di anni fa, poi la cosa era rientrata: adesso, anche per via del pressing della Corte dei Conti che insiste per la dismissione, il municipio bolognese pare proprio orientato alla vendita. Dunque, il socio privato potrebbe trovarsi su un piatto d’argento la possibilità di acquisire il controllo diretto della società interportuale bolognese. E certo alla galassia Msc non manca la liquidità per far fronte a questo esborso…
Sta di fatto che, nella lunga dichiarazione post-assemblea, il numero uno della società interportuale tiene a sottolineare come «il nuovo assetto societario pubblico-privato» rappresenti «un passaggio strategico di particolare rilevanza per il nostro percorso di crescita». L’accento è sì sulla formula pubblico-privata ma soprattutto su due aspetti: da un lato, il «rafforzamento patrimoniale derivante dall’aumento di capitale»; dall’altro, il fatto che in particolare si tratti di un socio industriale che ha in mano i flussi di traffico e dunque può trasformarsi in breve tempo nel miglioramento dei volumi e del posizionamento sul mercato.
Il rafforzamento patrimoniale si accompagna al proseguimento dei nostri investimenti infrastrutturali, dice Caliandro. Lo ripete ricordando che «sono in corso i lavori di ampliamento del nostro terminal ferroviario, che porteranno a una crescita di 115mila metri quadri della piattaforma, con la realizzazione di nuovi binari da 750 metri e di nuove gru a portale» (conclusione prevista «entro il 2026»). Con una bussola per le nuove partnership industriali e istituzionali: la crescita del trasporto merci su ferro e l’integrazione delle principali infrastrutture logistiche dell’Emilia Romagna. Ne è la riprova – dice – la nascita di Rete Operatori Logistica Emilia-Romagna (Roler): è «nata dalla nostra iniziativa condivisa con Dinazzano Po spa, Spir spa e Rail Traction Company spa, con l’obiettivo di incrementare i volumi di trasporto ferroviario delle merci, valorizzando le opportunità offerte dalla ZLS regionale e rafforzando l’integrazione tra i principali nodi logistici e intermodali del territorio, a partire dai collegamenti con il Porto di Ravenna e il corridoio del Brennero».
L’ultima sottolineatura relativa all’identikit di quel che è stato l’esercizio 2025 (valore della produzione pari a poco meno di 12,5 milioni di euro), peraltro «ancora in perdita», per via del fatto che «gli investimenti da noi realizzati non hanno ancora espresso i loro effetti, in un contesto di flessione generale del trasporto ferroviario merci in Italia e in Europa». Sta di fatto che, oltre al fatto di ospitare 130 aziende che hanno lavoro a più di 6.500 addetti, per l’interporto bolognese sono transitati treni che
- hanno percorso complessivamente 1,2 milioni di chilometri,
- sottratto alla strada 60.700 camion,
- generato un risparmio di 17.214 tonnellate di CO2 grazie al trasporto su ferro.











