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REGIONE TOSCANA

La battaglia contro l’erosione della costa ha bisogno di un mare di soldi

Masterplan da 547 milioni in 15-20 anni per proteggere il litorale

Il litorale nella zona di Marina di Pisa

FIRENZE. Rendere il litorale toscano «più capace di affrontare gli effetti dei cambiamenti climatici»: è questa l’idea guida del nuovo “Masterplan della costa” 2026 sotto il segno di «una strategia di lungo periodo per contrastare l’erosione costiera» così da «proteggere abitati e infrastrutture». Il quadro di riferimento individua «un fabbisogno di 547,7 milioni» e già questo offre la dimensione dell’ambizione per tradurre in realtà le azioni da compiere: stiamo parlando della bussola per muoversi su «un orizzonte di 15-20 anni».

La Regione lo dice chiaro e tondo: «L’erosione costiera rappresenta infatti una delle principali criticità ambientali della Toscana». Cosa ci sta a fare il Masterplan? Per «superare una logica basata esclusivamente sulla risposta alle singole emergenze e costruire invece una strategia complessiva»: un quadro che integri, da un lato, interventi strutturali di medio-lungo periodo e, dall’altro, le attività di gestione e manutenzione necessarie nel breve periodo».

Per evitare di farne un libro delle belle intenzioni, è stati realisticamente previsto uno scalino un po’ più basso nella prima metà del percorso: «Per i primi dieci anni la previsione è di circa 166 milioni di euro: di questi, oltre 134 milioni sono riferiti agli interventi strutturali, circa 28,4 milioni alle attività di ripristino e rimodellamento stagionale e 2,8 milioni alle attività di studio e ricerca». Non è tutto: si segnala anche che ammonta a 77 milioni la quota relativa a «interventi già finanziati che seguono la logica del Masteplan, in parte realizzati e in parte in via di realizzazione».

È questo l’identikit del “masterplan” messo sul tavolo delle idee dalla Regione Toscana: l’hanno presentato il  presidente Eugenio Giani e e l’assessore David Barontini (ambiente, economia circolare e bonifiche); presente anche il direttore della Protezione civile e difesa del suolo, Giovanni Massini.

Idee ok, ma i quattrini? Lo dice il presidente della Regione: programmare questi interventi significa anche individuare le risorse necessarie per realizzarli. «Sul contrasto all’erosione costiera – afferma – il Pnrr aveva inizialmente prospettato la possibilità di interventi importanti e la Regione Toscana aveva indicato proprio questo come uno dei progetti strategici e simbolici su cui investire: quelle risorse, però, non si sono poi concretizzate». E allora che si farà? «Punteremo molto sui fondi strutturali europei, e in particolare sulla nuova programmazione settennale del Fesr che partirà dal 2028». Guardando comunque anche a Rma: «Auspichiamo che arrivino anche risorse nazionali da parte del governo: più volte prospettate ma finora non concretizzate».

Gli fa eco l’assessore Barontini: dopo che non sono arrivati i soldi del Pnrr, la Regione Toscana ha tirato fuori soldi di tasca propria e utilizzato fondi europei. Obiettivo: far sì che «una quota importante delle risorse europee possa essere destinata alla salvaguardia delle nostre coste, significa tutelare anche un patrimonio ambientale ed economico fondamentale per la Toscana».

La costa toscana nella zona di Massa

Quanto alle emergenze più significative, Giani indica alcune situazioni. La prima: «Dalla Versilia fino soprattutto alla provincia di Massa-Carrara, anche in relazione alla necessità di realizzare interventi che siano complementari alla presenza e alla struttura del porto di Marina di Carrara». La seconda: «Penso anche al fronte di Punta Ala e Follonica e, da lì, verso il Parco dell’Uccellina». La terza: «Nei prossimi mesi l’attenzione si concentrerà in particolare anche su Tirrenia e Marina di Pisa, sulla base dello studio realizzato con l’Università di Firenze: con interventi sulle barriere capaci di attenuare l’impatto del moto ondoso su tratti di costa che, in questo caso, interessano anche aree densamente abitate». Barontini ricorda che a Marina di Pisa sono stati «stanziati 7 milioni di euro per intervenire sulla cosiddetta “cella 4”»: si modificherà l’attuale spiaggia di ghiaia e sarà prolungata di circa 70 metri.

L’assessore Barontini mette l’accento sul fatto che «tra le situazioni che richiedono maggiore attenzione c’è sicuramente la provincia di Massa-Carrara, a partire dalla foce del Frigido, dove l’arretramento della linea di costa è particolarmente evidente». Poi le criticità che riguardano Cinquale e Follonica. Con una sottolineatura: «I ripascimenti sono importanti, ma dobbiamo ricordare che le spiagge non sono soltanto luoghi di villeggiatura e attrazione turistica: rappresentano una difesa naturale del territorio e degli abitati che si trovano alle loro spalle».

Il Masterplan – viene fatto rilevare – entra anche nel dettaglio delle diverse aree della costa, individuando per ciascuna unità fisiografica esigenze, priorità e una stima degli interventi necessari.

  • La parte più consistente riguarda il tratto compreso tra la foce del Magra e Livorno: stimati interventi per oltre 189 milioni di euro, di cui circa 44,6 milioni nei primi dieci anni
  • Per il tratto Punta Lillatro-La Torraccia la previsione complessiva è di circa 49,4 milioni, con 23,7 milioni nel primo decennio
  • Per Baratti-Follonica-Punta Ala di circa 45,9 milioni, dei quali 17,4 milioni nei primi dieci anni
  • Per l’unità Punta Rocchette-Cala Rossa la stima raggiunge i 51,9 milioni, con 22 milioni nel decennio iniziale
  • Per il tratto Talamone-Osa-Santa Liberata-Feniglia sono previsti complessivamente circa 57,1 milioni, di cui 17,9 milioni nei primi dieci anni

A questi si aggiungono gli interventi previsti tra Ansedonia e Chiarone: stiamo parlando delle cosiddette “pocket beaches”, le spiagge di dimensioni più contenute.

Relativamente ai rimedi da adottare, Giani e Barontini indicano il ruolo-chiave dei ripascimenti, cioè l’apporto di nuovi sedimenti nei tratti maggiormente interessati dall’erosione. Il Masterplan – si afferma – stima «un fabbisogno complessivo di circa 2,8 milioni di metri cubi di sedimenti lungo la costa toscana», poco meno della metà dei quali (circa 1,3 milioni) «tra la foce del Magra e il porto di Livorno». Per i primi dieci anni si parla di «circa un milione di metri cubi, pari al 35 per cento di quello complessivo». Da andare a prendere dove? Si punta anche al riuso di «sedimenti già disponibili lungo la costa, secondo principi di economia circolare». È in campo un percorso che la Regione ha avviato con Ispra, Arpat e Consorzio Lamma in tal senso.

Il direttore Massini lo sottolinea: «Pensare di tornare alla situazione della costa di un secolo fa non è realistico. Già riuscire a mantenere sostanzialmente l’attuale linea di costa, accompagnandola con miglioramenti localizzati nelle situazioni più critiche, come quella di Massa, rappresenta un obiettivo molto sfidante». Basti dire che, in virtù dei cambiamenti climatici, «le dinamiche dell’erosione sono diventate molto più rapide e arretramenti che un tempo si verificavano nell’arco di molti anni oggi possono avvenire in tempi decisamente più brevi».

In tandem con gli interventi di difesa e i ripascimenti c’è anche un terzo elemento nel mosaico: il ripristino, nel tempo, la dinamica naturale tra corsi d’acqua e costa («i sedimenti trasportati dai fiumi costituiscono infatti una delle principali fonti di alimentazione delle nostre spiagge»). Negli ultimi decenni alla maggiore forza del mare («legata anche ai cambiamenti climatici») si è sommata «una forte riduzione dell’apporto di sedimenti fluviali, conseguenza anche delle consistenti escavazioni effettuate negli anni Settanta e Ottanta, i cui effetti sulla costa vediamo oggi», dice Massini. Con un obiettivo: favorire di nuovo l’afflusso dei sedimenti fino al mare e realizzare interventi capaci di ridurre l’energia del moto ondoso sulla costa.

Pubblicato il
26 Agosto 2026

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