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GUERRA

Un incidente tira l’altro: tiro a segno con le petroliere nel Golfo

Si infiamma il clima geopolitico, e ormai non si tratta solo di Hormuz

La mappa degli allarmi lanciati da Ukmto della Marina britannica nella zona del Golfo

DUBAI. Difficile ritrivare negli ultimi mesi un susseguirsi di allarmi e attacchi, colpi e esplosioni nel Golfo Persico così come nelle ultime ore fra sabato 10 e domenica 11 ottobre. Basta scorrere l’infittirsi dei report di Umkto, la struttura di collegamento con cui la Marina militare britannica “dialoga” con le flotte mercantili, a cominciare ovviamente da quelle del proprio Paese.

Poche ore prima, era stato segnalato «un incidente all’interno dello stretto di Hormuz»: incidente poco fortuito, se è vero che una petroliera in uscita segnala di essere stata colpita «da un proiettile sconosciuto che a bordo ha dato origine a un incendio».

La giornata di domenica comincia con la notizia di «un incidente che ha coinvolto una petroliera e forze militari nel Golfo di Oman». Appena più tardi un nuovo flash, anche in questo caso per una «petroliera in transito in uscita» centrata da «un proiettile non identificato, con conseguente danno alla nave»: niente feriti e, sembra, nessun danno ambientale.

Più tardi l’Umkto torna a parlarne con un aggiornamento, che però se possibile scuote ancor di più la tranquillità: si esce dalla surreale categoria dell’ “incidente” per passare a parlare esplicitamente di “attacco”. La petroliera è stata colpita da un “veicolo aereo non equipaggiato”: tecnicamente un “Uav”, quel che tutti abbiamo imparato a chiamare drone in questa nuova concezione di guerra contemporanea. Alla centrale operativa della base britannica non resta che ripetere l’ennesimo invito a «transitare con cautela e segnalare qualsiasi attività sospetta».

Del resto, è sufficiente tornare indietro a venerdì 9 per trovare il report relativo a «un proiettile sconosciuto» che centra una nave e provoca un incendio a bordo 13 miglia a ovest di Al Jazeera, negli Emirati Arabi Uniti, a un centinaio di chilometri da Dubai in direzione dello Stretto di Hormuz. E due giorni prima l’attacco aveva riguardato una zona al largo delle coste del Qatar: per capirci stiamo parlando di un tratto di mare che lo stesso Umkto ricorda essere 500 chilometri a ovest dello Stretto…

Ce n’è abbastanza perché una autorevole testata internazionale di cose marittime com’è la singaporeana Splash 24/7 parli senza mezzi termini di “guerra delle petroliere” che «si allarga a tutto il Golfo». Lo fa indicando che «l’Iran amplia la sua campagna oltre Hormuz» e segnalando che la nave batte bandiera panamense e, sulla base di quanto riferito dalla società di sicurezza marittima Vanguard, è gestita a Taiwan. A ciò si aggiunga che il ministro indiano per i porti ha confermato che l’attacco è avvenuto mediante droni: l’India se n’è interessata perché i 22 marittimi a bordo sono indiani: risulta che siano stati trasferiti al sicuro.

Il giornale asiatico segnala che tale attacco ne ha seguito un altro a «petroliere al largo del Qatar» e si è verificato intanto che dal quartier generale delle milizie rivoluzionarie del regime di Teheran si è annunciato che sarebbero state inseguite le navi che si avventurano in quelle che dalle autorità iraniane sono considerate rotte non autorizzate. Con una sottolineatura: la minaccia non riguarda solo il tratto nella zona di Hormuz ma si allarga a un raggio piuttosto ampio benché, per quanto par di capire, di dimensione indefinita.

Grossomodo analogo il tenore delle notizie riportate dal giornale online specializzato Usa G-Captain: anch’esso insiste sul fatto che «gli ultimi incidenti giungono nel bel mezzo di una forte escalation di attacchi alle navi commerciali, ben oltre lo stretto di Hormuz».

Le azioni di forza non sono mancate anche da parte delle forze statunitensi: lo rivendicano loro stesse con note ufficiali del comando: nel Golfo dell’Oman un aereo da combattimento, su ordine del comando Usa, ha centrato la poppa di una una nave da carico battente bandiera panamense per metterne ko l’apparato propulsore. Il comando americano precisa che la nave aveva fatto finta di niente di fronte agli avvertimenti americani.

Gli Usa sono ben decisi a prolungare il blocco dei porti iraniani ritenendo possibile che lo strangolamento economico possa far saltare o comunque piegare il regime di Teheran. In realtà, se dal punto di vista della potenza militare non c’è partita fra Iran e Usa, sotto il profilo politico la strategia della Casa Bianca non è lucidissima: all’inizio del mese prossimo ci sono le elezioni di “mid term” che devono dire molte cose sulla tenuta di Trump (e sull’eventualità che lo stato maggiore repubblicano decida di liberarsene), e a Teheran basta poco per far “ballare” l’inquilino della Casa Bianca al ritmo dei droni o degli houthi. Peccato che questo giochino stia creando tanti problemi all’economia mondiale, costretta ormai ad arrangiarsi a sbarcare il lunario in uno stato di stress permanente.

Pubblicato il
12 Ottobre 2026
di BOB CREMONESI

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