Sos autotrasporto, martedì 20 il d-day dopo le proteste e i blocchi
Oggi a Milano l’incontro fra Salvini e il fronte dei Tir
ROMA. Martedì 20 potrebbe essere il giorno della verità nel complesso braccio di ferro sul fronte dell’autotrasporto: è il d-day del faccia a faccia che il vicepremier Matteo Salvini, titolare proprio della delega relativa a infrastrutture e trasporti, avrà con la delegazione delle imprese di trasporto su gomma. L’incontro sarà in una sede istituzionale di secondo piano com’è la prefettura di Milano: dunque, l’apparato della “liturgia” di contorno non sembra quella delle grandi occasioni, com’era avvenuto a fine maggio nel colloquio a tu per tu con mezzo governo guidato dalla premier Giorgia Meloni e nei santuari del Potere romano del governo. Ma non è quello che conta: in tale sede sono stati presi impegni ad un livello politico tale che mai gli autotrasportatori avevano avuto di fronte eppure poi i provvedimenti sono stati solo annunciati. Per il malcontento che serpeggia fra gli autotrasportatori, l’incontro potrebbero farlio anche all’autogrill purché la concretizzazione reale con l’erogazione effettiva non rimanga impigliata in mille intoppi: quei soldi sono decisi ma le imprese devono ancora vederli.

Debora Serracchiani deputata Pd
L’ironia di Serracchiani
Tant’è che la deputata Pd ha gioco facile a indicare a Salvini che non c’è niente da arzigogolare per sapere come presentarsi all’incontro con l’autotrasporto: nient’altro che un semplice decreto direttoriale attuativo dell’Agenzia delle Entrate e del ministero, «corredato dalla pubblicazione del codice tributo per il modello F24». Aggiungendo: «Altrimenti siamo di nuovo alle chiacchiere». Serracchiani inzuppa nel calamaio dell’ironia la dichiarazione politica: «Il governo più stabile della storia d’Italia non riesce a mantenere la parola data a una delle categorie più strategiche per l’economia nazionale». Lo mette a confronto con quel che ha fatto il governo Draghi. Con il Decreto Energia concretizzò rapidamente mezzo miliardo di euro per affrontare il problema.
Nel Sud si moltiplicano le proteste
Nel frattempo al Sud si moltiplicano le iniziative di lotta: promosse da gruppi locali, con modalità differenti, in genere a macchia di leopardo, talvolta limitandosi allo sciopero ma non di rado bloccando alcune arterie in punti-chiave. Nel Meridione al caro gasolio si somma anche il problema del passaggio in traghetto (e i costi relativi…) per arrivare sull’altra sponda dello Stretto.
Trasportounito: una tantum per chi non è Euro 5-6
Alza la voce una delle sigle della galassia dei Tir. Trasportounito richiama «una legge approvata all’inizio del conflitto in Iran e già in vigore a tutti gli effetti»: prevede che «la merce, ovvero l’intera filiera logistica, si debba far carico (a fronte di una crescita nel prezzo del gasolio che ha raggiunto il 45%) di un’addizionale del 15% sulle tariffe di autotrasporto». Al Nord è «parzialmente applicata» mentre risulta «totalmente disattesa al Sud».
Ormai il dissesto dell’autotrasporto è strutturale al punto che, a giudizio del segretario generale Giulio Stoppa, diventa urgente «la convocazione di un consiglio dei ministri che approvi con decreto le modifiche normative emerse dagli “Stati Generali dell’Autotrasporto”». In particolare, Trasportounito chiede che sia introdotta «prioritariamente la clausola gasolio con applicazione automatica e vincolante in fattura delle variazioni del costo del carburante». È l’unico modo per far sì che «anche nel medio periodo l’intero onere dei rincari non ricada solo sulle imprese del settore». Nel frattempo si chiede «un contributo economico una tantum, con procedure semplici e senza inutili complicazioni burocratiche, per tutti gli automezzi esclusi dai ristori riservati agli Euro 5 ed Euro 6 e sotto i 7,5 tonnellate». Già, perché una delle questioni in ballo è anche questa: i mezzi con i criteri “euro” più vecchi sono tagliati fuori finora.
Stoppa tiene a mettere l’accento sul fatto che il suo predecessore Maurizio Longo, prematuramente scomparso, di fronte all’accordo del 22 maggio scorso mentre le altre associazioni dell’autotrasporto si esaltavano per i risultati raggiunti, lui definiva quell’accordo «il peggiore della storia del settore». Il fermo spontaneo («che un numero crescente di imprese sta attuando») – afferma – è «frutto dell’azzeramento delle risorse indispensabili per continuare a lavorare, dopo mesi di attività in perdita».
Alis: più sostegni ai camionisti ma niente blocchi
Scendono in campo anche altre soggettività: a cominciare da Alis, l’associazione della logistica per la intermodalità sostenibile che raggruppa una vasta galassia trasversale di imprese (spedizioni, terminal, armatori, trasporti su gomma) ma anche enti pubblici (autorità portuali, società interportuali, consorzi) e centri di formazione o ricerca (Its, università, scuole). È il vicepresidente Marcello Di Caterina a prendere l’iniziativa a nome dell’associazione guidata dal presidente Guido Grimaldi. Parlando dello sciopero dell’autotrasporto in Sicilia, tiene a sottolineare di comprendere «le grandi difficoltà che il settore sta vivendo», ma l’associazione si dice contraria a «ogni forma di sciopero che comporti l’interruzione dei servizi di trasporto, con conseguenze negative per cittadini, famiglie e imprese committenti, soprattutto in territori insulari come la Sicilia».

Marcello Di Caterina vicepresidente di Alis
Di Caterina sottolinea che il governo ha introdotto «importanti interventi a supporto delle imprese per fronteggiare questa fase emergenziale» (e a tal riguardo spende il proprio “grazie” all’esecutivo e al ministero delle infrastrutture), ma – tiene a ribadire – il settore ha «ancora bisogno di maggiori risorse e ulteriori misure di sostegno». Il riferimento è principalmente al «caro carburanti dovuto alla situazione globale e i costi legati all’Ets marittimo stanno mettendo a dura prova le imprese, rendendo sempre più difficile sostenere il trasporto nazionale e intraeuropeo, e di conseguenza tutto ciò si ripercuote sull’intero sistema economico e sociale».
Il numero due di Alis mette in risalto che «l’autotrasporto è strategico per il Paese: garantisce l’approvvigionamento dei beni di prima necessità e consente alle nostre imprese di esportare il Made in Italy». Non ci si può girare intorno: bisogna «rafforzare le misure di sostegno, incrementando anche le risorse destinate al “Sea Modal Shift”, strumento essenziale per incentivare l’intermodalità e sostenere la competitività della logistica italiana». Di Cateriuna si dice convinto che sia «necessario continuare a lavorare insieme alle istituzioni per dare risposte alle difficoltà del comparto», al tempo stesso però bisogna tutelare «la continuità dei servizi, che rappresenta un interesse fondamentale per la nostra economia e la collettività».











