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Un ministro un nome una paura

ROMA – Funestato dalla sparatoria davanti a palazzo Chigi – e a rimetterci come al solito sono stati due poveri carabinieri – l’insediamento del nuovo governo ha tanti elementi di novità che ad oggi è difficile capire dove andremo a parare.
[hidepost]Difficile specialmente per quello che è il tema del nostro giornale, le infrastrutture e i trasporti. Spazzato via Corrado Passera – che in realtà non lascia un gran ricordo di se – è entrato Maurizio Lupi. Di lui si sa che è un berlusconiano, che è giovane e intelligente. Lungi da noi il commento – che peraltro sta circolando – secondo il quale Lupi è un milanese Doc che di porti e di logistica sa quanto di fisica molecolare, cioè una mazza.
Vogliamo dargli almeno il tempo di insediarsi e capirci qualcosa? Diamoglielo pure. E insieme a lui ai sottosegretari. Il vero problema è che nei tanti dibattiti di questi oltre 50 giorni di interregno governativo, di infrastrutture e trasporti non si è sentito mai parlare. Nemmeno un accenno, nemmeno un sussurro: per non dire di promesse.  Il ministro si trova peraltro sulla scrivania una colonna di interrogazioni, richieste, appelli, documenti che si sono accumulati nei mesi da tutte le componenti economiche e sociali dello shipping, della portualità, della logistica e dei vari rami della trasportistica su gomma, su ferro e su mare. Risponderà? E con le parole o anche con i fatti?
Il vero problema, è inutile negarlo, non sta tanto in Maurizio Lupi – come non stava in Corrado Passera – quanto nei ministri e super-ministri che dovranno gestire le risorse. Che siano poche è noto. Che abbiano altre priorità rispetto alle infrastrutture e ai trasporti l’abbiamo capito da tempo: e lo stesso presidente di Confetra Nereo Marcucci da buon pragmatico aveva ribadito nei giorni scorsi che non c’è da aspettarsi molto, e specialmente non c’è da illudersi sulle infrastrutture. Ci accontenteremmo, ha detto Marcucci, che venissero migliorate o completate quelle esistenti: il che denota che anche un pragmatico scafato e spesso sarcastico come lui riesce ugualmente a peccare d’ottimismo. Perché il convento, ad oggi, sembra deciso a passare niente. Punto.
Adesso ricomincia, ovviamente, il balletto delle pressioni, delle richieste d’incontri urgenti, dei documenti. Da Assoporti a Confitarma, son già tutti in anticamera a bussare. E Lupi che farà? Reso eterno da Plauto ad Hobbes, c’è uno storico ritornello: Homo homini lupus. Non c’entra niente, se non per assonanza nominale. Sperando che il ministro Lupi non lo riporti all’attualità per quello che riguarda shipping e portualità. Lo vedremo presto.
A.F.

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Pubblicato il
1 Maggio 2013

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