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E ora Delrio riforma la quasi-riforma

ROMA – Dunque sembra che le cose stiano andando così: la riforma della riforma portuale è già stata riformata prima di nascere. Parola degli ambienti molto vicini al “cerchio magico” di Renzi & Delrio, dai quali filtrano giudizi, sul piano della logistica predisposto dall’ex ministro Lupi, che sembrano siluri.
[hidepost]Siamo, come troppo spesso capita, alle “voci”. Ma che arrivano da più fonti, per cui è presumibile che qualcosa ci sia di vero. Si parla di un decreto, tra giugno e settembre – più probabile quest’ultimo mese, visto gli impegni scottanti del governo su altri temi – che dividerebbe l’Italia dei porti in otto distretti logistici più un porto singolo. Sul sito FAQ di Trieste, che marca strette le problematiche portuali, si elencano in dettaglio: Alto Tirreno: Savona, Genova, La Spezia, Carrara. Medio Tirreno: Livorno, Piombino, Civitavecchia. Basso Tirreno: Napoli e Salerno. Calabria: Gioia Tauro (hub) da solo. Sicilia: Palermo, Catania, Augusta. Ionio e Puglia: Taranto e Bari. Medio Adriatico: Ancona e Ravenna. Alto Adriatico: Venezia e Trieste.
Ad ogni distretto corrisponderebbe un’area logistica, con tanto di collegamenti stradali e ferroviari, connessioni con i retroporti/interporti, adeguamenti alle reti europee TEN-T perché il sistema portuale Italia non galleggi per conto suo fuori dalle logiche della grande connettività del continente.
Punto ancora allo studio delle “teste d’uovo” – cui Delrio ha affidato la riforma della riforma della riforma – è la gestione dei singoli distretti. La proposta più gettonata ad oggi è quella di un presidente per distretto, nominato da Roma senza interferenze o “terne” locali, con un consiglio d’amministrazione in cui abbiano peso importante gli operatori privati che investono e con un direttore generale con ampi poteri di gestione; sarebbe in sostanza la tesi di chi, prima della commissione dei “15 saggi” di Lupi, voleva che i porti diventassero delle specie di Spa. Perde quota l’ipotesi di una Authority nazionale di accorpamento a Roma di tutto, mentre prende quella di potenziare all’interno del MIT di Delrio la direzione porti con compiti di supervisione.
Siamo, in sostanza, a una rivoluzione annunciata, che spazza via quanto (faticosamente) messo insieme dai famosi “15 saggi” con la supervisione di Maurizio Lupi e Debora Serracchiani. Ma che, come tutte le rivoluzioni annunciate, ha una strada lunga e difficile perché dovrà vedersela con le Regioni (tagliate fuori?) e con i vari poltronifici locali. Difficile prevedere come finirà. E del resto, da qui a settembre, come si dice in Toscana, nasce un gobbo e va ritto.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
16 Maggio 2015

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