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Commissari? Solo tre mesi. Contrordine: sei

LIVORNO – Pare che prima della riconferma di Luciano Guerrieri a commissario di Piombino – conferma arrivata in zona Cesarini, praticamente qualche ora prima della scadenza – ci sia stata una frenetica serie di telefonate tra Firenze, Roma, Piombino e anche Livorno.
[hidepost]Tema: non tanto la riconferma di Guerrieri, data per scontata, quanto l’indiscrezione che da Roma sarebbe arrivata a Firenze sull’accorciamento dei tempi dei nuovi mandati: non più sei mesi ma solo tre. Tanto da far spaventare di brutto chi è in attesa di conferma per prossime scadenze (uno per tutti: Giuliano Gallanti a Livorno).
La spiegazione fornita da Roma sarebbe stata “strategica”: visto che la riforma ritarda, visto che si sta diffondendo un pesante scetticismo sui suoi tempi, visto che i ritardi vengono attribuiti alle crescenti resistenze del fronte anti-Renzi ma anche alle mille trappole tecnico-giuridiche che i contrari agli accorpamenti farebbero scattare, il “macchiavello” dei romani si sarebbe fondato sul fatto che ridurre i commissariamenti a soli tre mesi avrebbe dato un messaggio di garanzia della riforma a tempi brevi.
Messaggio sublimale, durato a quanto pare (salvo colpi di coda per altri) l’espace d’un matin. Guerrieri era già stato preavvisato ufficiosamente sui soli tre mesi, e naturalmente s’era incazzato: ci sono tante di quelle cose da fare che tre mesi passano in un soffio. Va adesso capito perché da Roma hanno fatto rapidamente marcia indietro, confermandolo per 6 mesi. Qualcuno ha tirato per la giacchetta il sempre più affannato ex-rottamatore, ci ha ripensato Delrio, s’è ribellato il “cerchio magico” dove ciascuno da i propri protetti nella parrocchietta dei porti? E specialmente: questa riforma è come il coro dell’Aida (“Partiam, si partiam” ma non partono mai) e tra decreti attuativi, spezzettamenti, passaggi in aula e compagnia cantando, sarà difficile averla davvero , per quanto sopravviverà dell’impianto originale, prima della prossima estate?

* * *

Senza entrare in valutazioni politiche, che in questa sede non ci competono, qualche riflessione merita anche il workshop del Pd livornese di qualche giorno fa al LEM. Ai due lati opposti del tavolo c’erano il sindaco Filippo Nogarin (5 stelle, ogni tanto offuscate dalla quotidiana battaglia su buche, parcheggi, emergenza lavoro, scozzi interni tra assessori e consiglieri) e il segretario generale della Port Authority livornese Massimo Provinciali (presidente a interim della Porto 2000 in piena gara di privatizzazione, vicepresidente dell’interporto Vespucci alla ricerca di identità non facili, responsabile della pianificazione del porto, e tanto altro ancora). Il tema dell’incontro: dal piano regolatore alla piattaforma Europa, una fase da costruire. I relatori: oltre ai due citati, e l’introduzione di Yari De Filicaia, iscritti a parlare (e hanno parlato) Lorenzo Bacci sindaco di Collesalvetti, Francesco Gazzetti consigliere regionale, Roberto Alberti vice di Spedimar, Simone Angella Filt Cgil), Alberto Ricci presidente degli industriali (che ha sostituito Umberto Paoletti, indicato dal programma: Ubi Mayor Minor cessat?). La riflessione, senza entrare nel dettaglio degli interventi, che la stampa locale ha ampiamente riportato: costruire la fase tra il piano regolatore del porto (varato quest’estate dopo 60 anni dal vecchio) e la piattaforma Europa si può fare solo se si rema tutti insieme verso lo stesso obiettivo. Il Pd sperava forse che Nogarin chiarisse una volta per tutte da che parte sta sul piano del porto, ma il sindaco ha parlato da presidente delle città portuali dell’Anci ed ha abilmente svicolato. L’altro tema: sulla riforma, l’attesa riforma, dovranno essere difesi i ruoli del municipalismo d’oggi (comitati portuali con i sindaci, i sindacati e le categorie) o il Pd accetta gli indirizzi anticipati da Delrio con un forte accentramento e una visione da sistema nazionale, poco municipalismo e gangli vitali della visione europea delle reti TEN-T? Bizantinismi a parte, sembra che dal Pd livornese sia uscito un Ok alla visione Delrio. E già questa è una notizia, in un partito che di renziano fino a poco fa a Livorno aveva poco o niente.

* * *

Che poi in gioco vogliano entrare anche altre “schegge” del Pd, a quanto pare tutt’altro che disposte a remare insieme per un “sistema”, lo si capisce dal forcing che sta partendo da Pisa contro il progetto della piattaforma Europa. Il sasso in piccionaia l’ha tirato nei giorni scorsi la presidente di Confcommercio pisana, che in un convegno al Calambrone ha promesso di “vigilare” contro quella che ha definito opera faraonica, “che oltre ai possibili effetti erosivi sulla costa pisana rischia di trasformarsi in cattedrale nel deserto”. Un tema, questo dei dubbi sulla sostenibilità economica, che sembra uscito pari pari dalle tesi dei “5 stelle” livornesi e che ricalca i numerosi, dettagliati e anche un po’ carogneschi messaggi anonimi piovuti – con argomentazioni tutte da decifrare – nelle redazioni dei giornali e sui tavoli delle istituzioni. C’è da chiedersi, forse troppo candidamente, se è il progetto della piattaforma l’obiettivo del siluro o surrettiziamente si vuole infilzare l’attuale vertice dell’Autorità portuale, come assist a personaggi alternativi.
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
11 Novembre 2015

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