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Allarme rosso sui forestali causa la Cina

LIVORNO – Solo poche settimane fa sul porto labronico si festeggiava l’aumento percentuale a due cifre dei forestali, materia prima per le cartiere italiane non solo toscane ma anche del nord Italia.
[hidepost]Adesso arriva, come una doccia gelata, l’annuncio che se alla Cina sarà riconosciuto nel 2016 lo status di “economia di mercato” – come ha formalmente richiesto e come l’Europa sta per decidere – il settore italiano della carta e la relativa filiera perderebbero da 7 mila a 15 mila posti di lavoro. Una catastrofe: che ovviamente si rifletterebbe anche sulle importazioni – ed esportazioni – della materia prima, per la quale sono in corso importanti interventi infrastrutturali nel porto labronico (nuovo magazzino nella zona MK, aree e depositi dedicati sul molo Italia).
L’allarmato studio non è campato in aria. Lo ha elaborato l’Economic Policy Institute sulla base di un confronto della produzione italiana con quella cinese. Allargando all’intera Europa, il comparto rischia di perdere oltre 600 mila posti di lavoro sui circa 3 milioni esistenti ad oggi.
Il problema non è soltanto della forte capacità produttiva della Cina e della sua sovra-produzione, che comporta la necessità di esportare anche a costi ridotti. E’ anche legato agli aiuti di Stato che in Cina sono consistenti e ovviamente uccidono ogni possibilità di concorrenza da parte di chi, come l’Italia, opera senza supporti. Secondo il direttore generale di Assocarta Massimo Medugno se venissero eliminati gli attuali dazi antidumping, davanti a episodi di concorrenza sleale con aiuti di Stato non ci sarebbero più difese concrete”. Insomma, è allarme rosso.
A.F.

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Pubblicato il
12 Dicembre 2015

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