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Navi “verdi”, progetti e problemi

Filippo Nogarin

GENOVA – Il tema non è nuovo: ma a Genova, porto “soffocato” da una città che vi si affaccia sopra e dentro, è particolarmente sentito. Così nel convegno di lunedì scorso organizzato dal quotidiano Il Secolo XIX il problema del maxi-inquinamento prodotto da quelle città galleggianti che ormai sono le navi da crociera, ha avuto cento analisi e quasi altrettante risposte. Ma in sostanza, si scontrano due scuole di pensiero. La prima: convertire i motori navali all’alimentazione a Gnl, cioè al gas liquefatto che sta arrivando sempre di più anche da noi. Seconda: dotare le navi esistenti, sulle quali cambiare i motori sarebbe anti-economico o forse impossibile, di “scrubbers” ovvero filtri alle emissioni, come ha fatto già e continua a fare il gruppo Grimaldi. Ma il problema di fondo rimane. Un dato riportato anche sul Tirreno dei giorni scorsi, il quotidiano livornese, riferisce di 53 mila tonnellate all’anno di anidride carbonica prodotta dalle navi in porto, con 2200 tonnellate di monossido di carbonio, 22 tonnellate di polveri sottili, 90 di anidride solforosa e 500 chili (almeno) di composti organici volatili.

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Se ne parlerà anche mercoledi 5 luglio a Livorno, in un workshop organizzato da Olt Toscana Offshore in Fortezza Vecchia, per fare il punto sull’utilizzo del Gnl. Ma già a Genova è emerso un dato significativo, sottolineato dal presidente dell’Autorità di sistema di Civitavecchia Francesco Maria di Majo: è importante avere in ogni porto primario una stazione di rifornimento del Gnl per le grandi navi, ma al momento quelle che utilizzano il carburante in questione sono pochissime, tante da non valere l’investimento di una stazione. Il cane insomma si morde la coda. Con alcune realtà abbastanza avanzate, come la centrale di Oristano in fase di costruzione, o la piattaforma Olt di Livorno adattabile per rifornire bettoline che portino il Gnl nei porti. Ma c’è molta strada da fare, E Luigi Merlo, già presidente del porto di Genova, poi consulente del ministro Delrio, oggi nello staff del colosso Msc, è stato altrettanto chiaro di Di Majo: inutile una stazione in ogni porto, meglio una rete di bettoline duttile e veloce, facendo perno su un paio di punti di rifornimento in Tirreno e in Adriatico.

In sostanza, le ricette ci sono, le buone volontà anche. Ma rispetto a un Baltico dove le navi traghetto a Gnl navigano già da tempo e la rete di rifornimento esiste, siamo in forte ritardo. Occorre accelerare. Peccato che al meeting di Genova uno dei pochi porti totalmente assente sia stato quello di Livorno. Rappresentato dal sindaco Filippo Nogarin – che ha ribadito il suo Mantra della collaborazione tra porti e città sul modello del nord Europa anche per i problemi della salvaguardia ambientale – ma senza nemmeno un osservatore dell’Autorità di sistema. Eppure proprio a Livorno, con il terminale Olt, le prospettive potrebbero essere importanti.

A.F.

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Pubblicato il
10 Giugno 2017

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