Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Moby Prince e la “verità vera”

ROMA – Da una parte si aspetta una “Verità vera”: cioè una conclusione dell’indagine parlamentare sulla tragedia del traghetto Moby Prince di 27 anni fa davanti a Livorno. Dall’altra parte chi rivendica che la verità fu stabilita già dall’inchiesta della magistratura, che si concluse dopo alcuni anni con l’assoluzione dei corpi di soccorso – erano stati sotto inchiesta con l’ipotesi di ritardo degli interventi – e con la responsabilità attribuita alla plancia del traghetto, finito contro la petroliera Agip Abruzzo all’ancora forse per la concausa di un improvviso banco di nebbia.

[hidepost]

Alle conclusioni della magistratura di allora si è come noto sovrapposta in questi ultimi due anni, su pressione dell’associazione dei famigliari delle vittime – che hanno avuto anche l’appoggio delle istituzioni locali – una commissione d’inchiesta parlamentare che riferirà oggi a Roma sui risultati. All’audizione ci saranno l’associazione dei famigliari delle vittime, i rappresentanti delle istituzioni livornesi e toscane, molta stampa.

Bisognerà capire, indipendentemente dalle conclusioni cui sarà giunta la commissione parlamentare, quale valore giuridico queste conclusioni avranno. Nelle anticipazioni di stampa dei giorni scorsi è sembrato di cogliere un revisionismo deciso almeno su un punto: sul fatto cioè che il ritardo dei soccorsi sul Moby Prince – tutti si concentrarono, ignari del dramma sul traghetto, sull’Agip Abruzzo in fiamme, che rappresentava un pericolo di catastrofe anche per la vicina città – potrebbe essere la causa di parte dei decessi, al contrario di quanto l’inchiesta giudiziaria stabilì. Allora fu appurato che l’incendio sul Moby, in seguito alla collisione, fu improvviso, devastante e non lasciò scampo in soli pochi minuti. Anche se i soccorsi fossero arrivati immediatamente – fu scritto con le testimonianze di chi c’era – sarebbe stato impossibile avvicinare il Moby, trasformato in una fornace fiammeggiante, che navigava lentamente a marcia indietro con il suo carico di morti. Gli stessi rimorchiatori, i vigili del fuoco, le motovedette della Capitaneria, dovettero posizionarsi sopravento a distanza di sicurezza: avvicinarsi sarebbe stato un suicidio. Fu anche detto che se nessuno dei 140 di bordo era riuscito a buttarsi in mare – fu trovato in acqua solo un corpo, scaraventato giù dall’impatto con la petroliera – rappresentava la prova che l’improvviso braciere non lasciò scampo in pochi minuti.

Aspetteremo quindi, come tutti, le conclusioni della commissione parlamentare: nella speranza che alla ricerca di una “verità vera” non si sia andati invece a ricostruire una verità parziale, o peggio ancora, più opinabile e più confusa. Non aiuterebbe i poveri morti, né coloro ai quali sono stati sottratti. E sarebbe un (ulteriore?) vulnus al lavoro della magistratura su una delle più grandi tragedie della nostra storia marittima.

[/hidepost]

Pubblicato il
24 Gennaio 2018

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio