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Interporto Vespucci, il rilancio

COLLESALVETTI – Interporto o retroporto che sia, il “Vespucci” di Guasticce è al centro di un’importante serie di operazioni che coinvolgono le istituzioni, Regione Toscana e Autorità Portuale di Sistema, ma anche imprese e come RFI e grandi operatori privati come DHL.

Se n’è accennato appena nel recente incontro sul piano ferroviario di collegamento con il porto e la rete TEN-T, di cui abbiamo riferito nel numero scorso: ma sotto traccia, cioè con vaghi accenni negli interventi e molti pissi-pissi-bao-bao nei corridoi. Nella sostanza: come ha detto il governatore della Regione Rossi, ci sono prospettive concrete di ingresso nell’azionariato sia dell’AdSP, sia di RFI. In più sta andando lentamente a maturazione il progetto del grande hub regionale – o addirittura interregionale – per la farmaceutica.

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Buone prospettive dunque: ed hanno ragione il presidente Rocco Nastasi, il vicepresidente Angelo Roma e l’amministratore delegato Bino Fulceri ad essere “prudentemente soddisfatti”. Ma queste prossime settimane saranno determinanti perché quel “prudentemente” possa essere superato. C’è una delicata operazione in corso: l’acquisto della Regione di due grandi depositi dell’Interporto per dare quel supporto finanziario che è indispensabile a uscire dalle secche; e la rivendita della stessa Regione dei due capannoni – lotto D e lotto E – ai privati. L’operazione, almeno sulla carta, è garantita, visto che uno dei gruppi privati interessati ad acquistare è il colosso DHL, in forte espansione anche sul territorio. Ma c’è di mezzo, al solito, la burocrazia: e infatti il Vespucci è stato costretto a una specie di gara, con tanto di “Avviso esplorativo” (che avete potuto leggere nell’ultimo numero del nostro giornale a pag. 8) per verificare l’esistenza di altri soggetti interessati all’acquisto. Procedura di legge, ma che ritarda la sospirata soluzione del passaggio di proprietà dei due capannoni, l’arrivo di risorse fresche e la definitiva messa in sicurezza del Vespucci sul piano finanziario. Cui contribuiranno anche i circa 10 milioni in arrivo (e in parte già arrivati) dall’AdSP per diventare socio “pesante”. E finalmente ci sarà l’assetto definitivo della società, con le quote azionarie delle banche in netto calo rispetto a quelle degli operatori. Una vittoria sospirata, nella speranza che il diavolo non ci metta la coda.

A.F.

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Pubblicato il
18 Dicembre 2019

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