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Si complica il pasticciaccio “ecoballe”

ROMA – È diventata un giallo, anzi un pasticciaccio brutto, l’operazione recupero delle balle di rifiuti compressi perduti tre anni fa da una nave nel golfo di Follonica. A conferma che non c’è mai il peggio dove interviene la burocrazia, adesso è entrata in scena anche l’Autorità garante che ha messo sotto inchiesta il commissario ad acta Ammiraglio Aurelio Caligiore – nominato dal ministro dell’Ambiente – sulla base di una serie di interventi che metterebbero in dubbio l’incarico stesso. In sostanza: sull’operazione ci sarebbero, nominati da altri enti e istituzioni, altri commissari. Morale: tutto fermo, in attesa che qualcuno si prenda la responsabilità di chiarire il ginepraio.

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Aurelio Caligiore

“Sono mortificato – sottolinea l’ammiraglio Caligiore al nostro telefono – ma sono stato costretto a bloccare tutte le operazioni, dopo aver identificato sui fondali, grazie ai sub della Guardia Costiera di Genova, quasi tutte le balle. Avevo anche concordato con il Comune di Follonica e con le associazioni dei pescatori una serie di interventi compensativi, avevo parlato con imprese capaci di procedere ai recuperi e avviato la macchina per lo smaltimento. Ma ora è tutto fermo in attesa di un chiarimento. L’ho sollecitato, per scritto, sia al mio Ministero sia al Consiglio dei Ministri. Ho ripetuto a tutti che i soldi ci sono, il lavoro di identificazione è stato svolto bene, si potrebbe già procedere. Ma finire sotto inchiesta per aver fatto il mio dovere mi amareggia profondamente”.

Roberto Manai

Caligiore è un operativo e un pragmatico. Sa bene che tanti sono finiti con condanne spesso assurde perché stritolati da una burocrazia cieca. Deve quindi aspettare che qualcuno si prenda la responsabilità di decidere. Nel frattempo le cosiddette “ecoballe” continuano a far danni, finendo nelle reti dei pescatori. “E quel che è peggio – sottolinea Roberto Manai, storico presidente di Federpesca Toscana – sfasciandosi quando vengono tirate a bordo, tanto che a chi ha la sfortuna di incocciarle diventa praticamente impossibile continuare a pescare. Si perdono giornate di lavoro, c’è il problema di smaltire quei quintali di rifiuti plastici, non si capisce come, quando e se ci sarà una compensazione. Se li portiamo a terra, c’è sempre l’incubo dei rifiuti tossico-nocivi con tutte le complicate procedure. E sono passati tre anni da quando queste maledette ecoballe sono finite in mare. Qui nel golfo di Follonica stiamo strangolando la pesca professionale”.

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Pubblicato il
1 Febbraio 2020

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