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Pirateria, una piaga inguaribile?

Nel disegno di Milo Manara: Una piratessa (Jolanda de Altamira) ai tempi della Tortuga.

Ci scrive il lettore Luciano Lullia a commento del nostro articolo sui pirati del golfo di Guinea:

“Sono quarant’anni che sento parlare di pirateria e ancora non è stato fatto niente…”

*

Caro Lullia, se vogliamo essere più precisi noi leggiamo di pirati e pirateria da più di duemila anni. Ricordando che lo stesso Giulio Cesare fu rapito dai pirati, in navigazione per Rodi, e rimase loro prigioniero per 40 giorni. Poi ci sono le storie dei pirati fenici, dei saraceni, di quelli della Malesia (Sandokan…) e dei pirati dei Caraibi celebrati anche da Salgari. Insomma, la pirateria è il secondo mestiere del mondo, dopo quello femminile cui è attribuito il primo.

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Per quanto riguarda la pirateria moderna – tornando alle cose serie – non ci sembra che non sia stato fatto niente: anzi, quella del corno d’Africa (oceano Indiano) è stata praticamente debellata, sia pure a caro prezzo: con centinaia di navi militari a pattugliare l’area, comprese alcune italiane (vedi la foto). Ma le “guerre asimmetriche”, come viene definita la pirateria, sono difficili da combattere perché elusive, con basi nascoste in aree spopolate e spesso inaccessibili, operate con piccole e velocissime imbarcazioni  non radarabili e capaci di nascondersi come innocui battelli da pesca. Oggi poi si ritiene che anche la pirateria del golfo di Guinea non sia opera solo di disperati alla fame, ma faccia capo a organizzazioni criminali con basi nei paesi avanzati e si servano di informazioni su carichi, rotte e punti deboli. Insomma, un fenomeno antico ma che si avvale anche di tecnologie avanzatissime. Si fa molto contro di esso, ma difficile estirparlo del tutto.

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Pubblicato il
5 Giugno 2021
Ultima modifica
9 Giugno 2021 - ora: 12:23

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