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Dragaggi portuali, le criticità fare il punto con i ministeri

Come snellire le procedure e riportare gli scali italiani a condizioni competitive – Il problema delle vasche di colmata e dei fanghi da trattare

Altero Matteoli

LIVORNO – Un convegno, come un tempo un cavalierato, non lo si nega a nessuno. Tanto più se si parla di dragaggi, croce e delizia da vent’anni dei porti italiani.

Questa volta a cercare di fare il punto tra le decine di norme contraddittorie, vessatrici e spesso assurde che “non” regolano il comparto, ci proverà l’Autorità Portuale labronica di Giuliano Gallanti mercoledì prossimo 29 giugno alla Stazione Marittima, Si annunciano, come è stato già sottolineato dall’Authority, nomi di alta portata: il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, il governatore della Toscana Enrico Rossi, un alto funzionario del ministero dell’Ambiente. Pare che il ministro Prestigiacomo non sia particolarmente interessato alla materia; o forse tema di venire a Livorno dopo il pasticcio combinato con l’area protetta della Meloria, che a due anni dall’istituzione sta creando all’ambiente (e ai cittadini) più danni che vantaggi. Interverrà anche per Assoporti (sulle esperienze di dragaggio in altri scali italiani) il vicepresidente Luciano Guerrieri, a capo dell’Authority di Piombino anch’essa alle prese con importanti dragaggi.

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Significativo, sussurrano i maligni, che non ci sia il presidente di Assoporti: ma la presenza del ministro e le recenti dichiarazioni di Gallanti sulla scarsa utilità dell’attuale associazione, l’hanno probabilmente convinto a starsene lontano.

Il tema del convegno livornese (“La competitività dei porti nazionali e le problematiche dei dragaggi”) tocca uno dei nervi scoperti dello scalo labronico, ma anche di tanti altri porti. Un nervo che malgrado il numero di interventi del ministro Matteoli, già quando era all’Ambiente, non si è riusciti ad anestetizzare. Nelle ultime settimane Gallanti ha provato a forzare i tempi per la Darsena Toscana che s’insabbia, per il canale del Marzocco che è condizionato dai famigerati tubi dell’Eni e per la bocca sud dell’avamporto: ma al di la dei proclami e delle buone intenzioni, siamo ancora ai palliativi. Specie per la bocca su dell’avamposto, si dragheranno (quando, e quando il tutto si concluderà ?) circa 100 mila metri cubi, ma tutti gli esperti – a partire dai piloti – ritengono che sia necessario portarne via almeno 400 mila. Per i quali non ci sono soldi e non ci sono “locations” in grado di accoglierli.

E si è innescata l’altra polemica carsica – che appare e scompare ciclicamente – tutta labronica, sulla prima (e al momento unica) vasca di colmata. Vasca che è stata quasi totalmente riempita accogliendo i fanghi di La Spezia: e i critici contestano a Roberto Piccini e ai suoi questa scelta, sostenendo che non c’è più spazio per i fanghi nostri prossimo futuri. Con la nota contro-replica: con i soldi pagati da La Spezia costruiremo la seconda vasca, nella quale avremo spazio e occasioni per dragare il dragabile. Tutto bene, almeno a parole: il problema semmai è che Gallanti si trova ad avere una vasca pressoché piena, ma non ancora stabilizzata né compattata (per cui non ci si può certo fare il tanto atteso super-piazzale con relative banchine) e una seconda vasca ancora da costruire, i cui tempi di realizzazione sono realisticamente di anni.

In questo quadro, la pur lodevole accelerata per la “foce armata” dello Scolmatore al Calambrone, per il conseguente dragaggio della Darsena Toscana e per la speranza di allargare davvero a sufficienza la bocca sud del porto, rimangono poco più di pie intenzioni. Vedremo se nel convegno di fine mese, ministri e governatori presenti, si riuscirà a trovare un concreto bandolo alla concreta (e ahimè complicatissima) matassa. O meglio ancora, la spada che d’un solo colpo risolva tagliandolo il nodo gordiano delle troppe norme. Insomma cercasi un Alessandro Magno disperatamente, non un’altra caterva di chiacchiere.

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
22 Giugno 2011

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