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Allarme qualità dell’aria

BRUXELLES – In Europa la qualità dell’aria è sempre più preoccupante, come ha evidenziato un’indagine condotta dal Guardian. Questa ricerca, realizzata in collaborazione con accademici dell’Università di Utrecht e dello Swiss Tropical and Public Health Institute nell’ambito del progetto Expanse finanziato dall’Unione europea, ha analizzato immagini satellitari e dati provenienti da oltre 1️⃣.4️⃣0️⃣0️⃣ stazioni di monitoraggio ambientale.

I risultati indicano che quasi il 9️⃣8️⃣% della popolazione europea risiede in aree con alti livelli di inquinamento atmosferico.

Il principale problema è rappresentato dalle particelle fini, note anche come PM 2,5, che si generano da diverse fonti di combustione, tra cui motori di veicoli, impianti di produzione di energia, riscaldamento domestico a legna, incendi boschivi e processi industriali vari.

Queste particelle sono così piccole da rimanere sospese nell’atmosfera per lungo tempo e possono essere inalate, entrando nel corpo umano attraverso il sistema respiratorio e sanguigno, comportando gravi rischi per la salute.

L’Organizzazione mondiale della sanità stima che ogni anno l’inquinamento da particolato fine provochi sette milioni di morti in tutto il mondo. Inoltre, l’OMS ha stabilito delle linee guida che indicano che le concentrazioni medie annuali di particolato fine non dovrebbero superare i 5 microgrammi per metro cubo (μg/m3).

Tuttavia, secondo l’indagine del Guardian, solo il 2% della popolazione europea vive in aree che rispettano questi limiti, mentre quasi due terzi delle persone nel continente vivono in luoghi dove i livelli di inquinamento sono almeno il doppio di quanto raccomandato.

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L’Europa orientale appare essere la regione più gravemente colpita da questo problema, con la Macedonia del Nord in testa alla lista per la concentrazione di particolato fine nell’aria, dove due terzi del Paese superano di quattro volte i limiti dell’OMS. Seguono Serbia (anch’essa supera di quattro volte i limiti), Polonia, Romania, Ungheria, Slovacchia e Albania, con circa il doppio. Questo conferma quanto sottolineato dalla professoressa Barbara Hoffmann dell’Università di Dusseldorf, secondo cui l’inquinamento atmosferico è una forma di “ingiustizia sociale” perché colpisce i paesi più poveri.

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Anche nelle regioni dell’Europa occidentale, tuttavia, non va meglio. È infatti possibile trovare aree con livelli significativi di inquinamento atmosferico. Purtroppo a farne le spese è anche l’Italia. La mappa interattiva indica elevati livelli di particolato fine nel nostro Paese, soprattutto nella Pianura Padana, una zona fortemente industrializzata.

Anche in Germania e nel Regno Unito la maggior parte della popolazione vive in aree dove i livelli di inquinamento superano le raccomandazioni dell’OMS. Al contrario una speranza arriva dalla Svezia, dove non esiste un’area in cui il PM 2,5 raggiunga più del doppio della cifra consigliata dall’OMS. Anche alcune aree del nord della Scozia sono tra le poche in tutta Europa a rispettarlo.

Attualmente, il limite di particolato fine stabilito dall’Unione europea è di 25 microgrammi per metro cubo, ma il Parlamento europeo ha recentemente votato per ridurre questo limite entro il 2030, per avvicinarsi ai valori consigliati dall’OMS.

Pubblicato il
27 Settembre 2023
Ultima modifica
29 Settembre 2023 - ora: 09:35

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