Porti italiani inquieti dalla Liguria a Napoli

Il sistema degli scali che fa capo a Genova sembra in aperta rotta di collisione con Assoporti – Intanto i napoletani bloccano il porto per le riparazioni navali

ROMA – L’associazione delle Authority Assoporti, guidata ancora oggi da Francesco Nerli malgrado la crescente fronda che viene in particolare dagli scali liguri – ma non solo – si trova in un momento assai delicato.

Da una parte Nerli è attaccato anche dall’associazione dei porti liguri (Su “Il Secolo XIX di Genova si parla chiaramente di un “avviarsi alla resa dei conti”) che difendono una concezione sempre più evidente di leadership del sistema ligure sul Mediterraneo, concezione tale da chiedere che il sistema stesso venga “svincolato dalle regole comuni”. Dall’altra la Liguria dei porti chiede addirittura che il neo-governatore Claudio Burlando, un tempo ministro dei Trasporti, tenga con se la delega dei porti proprio per contrapporsi al “sistema romano” identificato in una “traballante” Assoporti ancora inchiodata sulla richiesta di sempre meno prossime autonomie finanziarie. E la Liguria chiede ai partiti, in particolare al Pd che ha ripreso le redini della Regione, di varare un piano dello shipping che sia anche la linea-guida per come veramente rilanciare i porti in una situazione italiana dove il governo centrale viene accusato di fare poco e male.

In questa realtà, se Genova affila le armi e fa tintinnare le sciabole anche altrove non c’è assolutamente calma piatta. Sono venuti al pettine i nodi di Napoli, dove i riparatori navali e la cantieristica in genere hanno fatto esplodere una (preannunciata) protesta contro il regolamento emesso dalla Port Authority sul tema delle riparazioni navali. Un argomento, questo delle riparazioni, dei cantieri e dei bacini, che abbiamo a suo tempo affrontato anche su queste colonne, sia con un’intervista al presidente Luciano Dassatti sia con gli interventi dei suoi principali antagonisti nel campo. Adesso siamo arrivati alla protesta “di piazza” con i varchi portuali bloccati, i traffici in difficoltà e 300 addetti alle riparazioni scesi in strada per protesta. Dove per di più hanno trovato a manifestare anche gli operai di Fincantieri preoccupati dal vuoto di commesse per il prossimo futuro.

Insomma, porti inquieti: e sembra che sia solo l’inizio, aspettando una riforma che ormai sembra sempre più una chimera.

A.F.

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