Il “piano” che si mette in cammino: la scommessa dell’Authority
Fra sconquassi geopolitici, gli “stati generali” in arrivo e la maxi-Darsena per ora a metà

Il porto di Livorno in una visione dall’alto dal mare
LIVORNO. Nasce il nuovo “piano operativo triennale” del sistema portuale dell’Alto Tirreno che ha il quartier generale a Livorno e ha in mano la gestione anche del porto di Piombino e degli scali delle isole dell’Arcipelago. Ma lo fa evitando di aggiungere l’ennesimo plico a una sfilza di programmazioni: c’è da fare i conti con «un mercato globale segnato da una fortissima volatilità, dalla riorganizzazione delle catene logistiche e da crescenti complessità finanziarie», dicono da Palazzo Rosciano. Ecco perché stavolta, sotto la regia del presidente Davide Gariglio, prova a fare un salto logico: «Il piano supera la logica del documento statico: sarà invece uno strumento dinamico, un “organismo vivo” che utilizzerà gli “Stati Generali” come cabina di regia permanente per ascoltare il territorio».
Detto per inciso, è da segnalare che in testa alla lista degli obiettivi spunta una indicazione di rilievo: «entro la fine dell’anno» il completamento del percorso che «dovrà condurre all’avvio delle procedure per l’individuazione dell’operatore privato cui affidare il completamento e la successiva gestione del futuro terminal container».
“Stati generali” è entrato nel lessico politico-giornalese come l’indicazione di una riflessione approfondita su qualcosa con un orizzonte a 360 gradi che rimette in discussione tutto. E, a Palazzo Rosciano, Gariglio cosa ha in testa? Gli “Stati generali” saranno, a suo giudizio, uno «strumento di lavoro per individuare le priorità condivise» del sistema portuale. Detto con un virgolettato: «I porti dell’Alto Tirreno dispongono di grandi potenzialità e il compito dell’Autorità Portuale è quello di creare le condizioni affinché tali opportunità possano tradursi in crescita economica, occupazione qualificata e sviluppo per i territori».

Lavori in corso a Palazzo Rosciano: niente simboleggia meglio questa fase che le impalcature attorno alla sede dell’Authority livornese ha bisogno di cure…
A parte questo, torniamo all’idea guida di trasportare il sistema portuale dell’Alto Tirreno in una «nuova stagione di pianificazione integrata per rispondere alle tempeste geopolitiche ed economiche globali», com’è stato sottolineato. L’ha varato l’Authority livornese e il comitato di gestione ne ha accettato l’impostazione approvandolo all’unanimità nella mattinata di lunedì 1° giugno, alla vigilia dell’80° compleanno della Repubblica, ricorrenza per la quale l’istituzione portuale labronica ha in agenda insieme alla Marina Militare (Marifari) da stasera 1° giugno l’illuminazione tricolore del faro, uno dei simboli-chiave della tradizione marittimo-portuale della città.
Riguarda la pianificazione che guarda all’orizzonte da qui al 2028. L’Authority labronica lo mette in vetrina agli occhi della comunità marittimo-portuale con l’ambizione di farne qualcosa di differente rispetto a un adempimento da togliersi dai piedi: «Non si tratta di un semplice documento burocratico di programmazione bensì – si afferma – di una vera e propria svolta politica e amministrativa che punta a ricostruire, insieme a istituzioni e comunità portuale, le priorità di sviluppo di un quadrante decisivo per l’economia italiana».
Questa novità nel metodo – la svolta più rilevante nella predisposizione del “Pot 2026-2028” – è stato illustrato nei giorni scorsi ai rappresentati dell’Organismo di Partenariato. Vuol diventare «l’atto di avvio di una piattaforma strutturata di confronto: gli “Stati Generali del Sistema Portuale”, la piattaforma di confronto, ascolto, verifica e indirizzo annunciata dal presidente Davide Gariglio nel novembre scorso». Obiettivo: selezionare le priorità, valutare l’efficacia degli interventi e, ove necessario, aggiornare progressivamente programmi e allocazione delle risorse.

Davide Gariglio, presidente dell’Authority livornese
Dalle tensioni geopolitiche che sconquassano il mappamondo ormai da tempo abbiamo imparato che quanto accade a migliaia di chilometri da qui ha ripercussioni rilevanti. «Il piano – viene sottolineato – nasce all’interno di una cornice internazionale profondamente mutata». Con un po’ di ottimismo, il Mediterraneo viene individuato come «tornato al centro degli equilibri geopolitici ed energetici mondiali». Innegabile però è che gli sconquassi riguardanti le principali rotte marittime globali dimostrano che «la stabilità delle catene di approvvigionamento non è più un dato scontato». Neanche quelle mediterranee, verrebbe da dire: nel senso che bisogna guadagnarsi tutto daccapo, fra Panama, rotta artica, circumnavigazione dell’Africa, spostamento del baricentro geopolitico dal lato del Pacifico anziché dell’Atlantico…
C’è un concetto di fondo da cui prende le mosse il documento programmatico della Authority livornese: il bacino mediterraneo «non può più essere considerato la “periferia” d’Europa, ma il fulcro in cui si riorganizzano le relazioni economiche e industriali tra il vecchio continente, il Nord Africa e il Medio Oriente». Aggiungendo poi: «In particolare, la sponda sud sta vivendo una forte integrazione produttiva». Segno che per i porti dell’Alto Tirreno questo scenario «apre praterie di opportunità»: del resto, non è forse vero che Livorno è il porto numero uno delle “autostrade del mare” in campo nazionale? E non è forse vero che una immaginabile primavera economica della sponda sud del Mediterraneo non potrebbe che basarsi su una logistica imperniata in buona parte su banchine ro-ro in Nord Africa? Lo scopo, secondo Palazzo Rosciano, è intuibile: «Costruire corridoi logistici ed energetici strutturati, trasformando i porti da semplici banchine di transito merci a veri e propri nodi strategici di sicurezza nazionale e innovazione tecnologica».
Presentando il nuovo “piano operativo triennale”, l’istituzione portuale livornese tiene a mettere in risalto che «la forza del sistema portuale toscano risiede nella complementarità dei suoi scali». Con Livorno che «si conferma il principale motore operativo del sistema, trainato dai traffici commerciali (dove vanta una leadership consolidata nel comparto ro-ro e nello “short sea shipping”) e dall’efficienza dei suoi terminal container, passeggeri e crociere, supportati da una forte vocazione industriale ed energetica».
Inutile dire che la Darsena Europa è «l’investimento strategico più importante per questo scalo portuale e per il futuro dell’Alto Tirreno». Ovvio che «la piena operatività della maxi-opera si colloca oltre l’orizzonte temporale del piano» che arriva tutt’al più fino al 2028: l’ente dice di esserne consapevole e dunque fa muovere il “piano operativo triennale” «su un binario a doppia velocità»: da un lato, «prepara il terreno per la trasformazione futura»; dall’altro, mette in campo azioni per «garantire che i porti attuali rimangano efficienti, competitivi e saldamente inseriti nelle grandi rotte di traffico mondiali».

La prima vasca di colmata e il trattamento per consolidarla in vista della nuova Darsena Europa: lo si vede da quei buchi nel terreno
Livorno sta dentro il sistema dell’Alto Tirreno e Piombino ne rappresenta il secondo pilastro strategico. Lo si deve «alla disponibilità di spazi, grandi fondali e nuovi accosti»: in virtù di questo, il porto si candida a «diventare un ecosistema industriale avanzato». A ciò si aggiunga il fatto che fra governo centrale, Regione Toscana e grandi investitori privati qui è annunciata una concentrazione di attenzione (e di quattrini) che potrebbe segnare una svolta nella storia economica del territorio.
E dal lato del porto, cosa? Il “piano operativo triennale” prevede di «accelerare la messa in funzione delle aree disponibili per attrarre investimenti legati alla cantieristica, alla logistica industriale, all’impiantistica energetica e alla produzione di tecnologie per la transizione ecologica». La sfida strategica numero uno: portare a termine i lavori delle banchine, ma un conto è enunciarlo e ben altra cosa è pensare di poterlo fare contando sull’«investimento di 92 milioni di euro per la banchina nord dello scalo portuale».
Vale la pena di segnalare che il piano dell’Authority dedica «un’attenzione specifica agli scali dell’Arcipelago Toscano (Portoferraio, Rio Marina, Cavo e Capraia)»: tutti, in quanto isolani, introducono nel sistema «la dimensione fondamentale della continuità territoriale, della sostenibilità ambientale e del turismo marittimo d’eccellenza». In tal caso, c’è da mettere al centro «lo sviluppo di modelli di mobilità pulita e di servizi di accoglienza capaci di tutelare il patrimonio naturale senza frenare l’economia delle isole».
Dopo avere enunciato come «partita decisiva» sia la transizione ecologica sia quella digitale, la luce dei riflettori con cui l’Authority livornese prova a illuminare il futuro è «fin da subito dedicata ai temi del lavoro portuale, della formazione professionale e della regolazione del lavoro temporaneo». Per una ragione che viene indicata in modo esplicito: «la competitività dei porti deve «fondarsi non soltanto sulle infrastrutture, ma anche sulla qualità delle competenze, sulla sicurezza e sulla valorizzazione del capitale umano».
Queste le parole con cui il presidente dell’ente portuale labronico, Davide Gariglio, ha messo in mare il “vascello” di questo “piano operativo triennale”: «Si presenta come uno strumento di apertura e responsabilità condivisa: governare questa transizione significa fare in modo che ogni singolo scalo, secondo la propria specifica vocazione, contribuisca alla ricchezza del Paese, proiettando l’Alto Tirreno nel futuro della logistica europea». Avendo chiaro un elemento decisivo: «Il piano in pista da qui al 2028 «non rappresenta un punto di arrivo ma l’avvio di un percorso di confronto e di assunzione di responsabilità».











