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Investire: un’arte o un reato?

LIVORNO – Scusatemi se una volta tanto parto da una premessa personale: sono in un brutto tunnel, vedo male e nero. Può anche darsi che i miei giudizi – peraltro mai assolutamente equilibrati, lo riconosco – oggi siano particolarmente sballati.

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Però. Mi hanno detto che su “Il Sole-24” dei giorni scorsi si riferiva che in un’asta di Christie’s a Londra, opere d’arte italiane acquistate a suo tempo da un sindacato di lavoratori svedesi – certo, non beni strumentali – abbia spuntato un prezzo di rivendita quasi cento volte superiore a quello di acquisto (il “Cavaliere”, scultura moderna di Marino Marini). Il tutto in poco meno di mezzo secolo. Con enormi profitti per i lavoratori.

Ecco, qui sragiono. E se avesse avuto ragione Bruno Lenzi, già presidente (vituperato e condannato) a investire parte degli utili della “Porto 2000” in opere d’arte – da tenere in portafogli – invece che in Titoli di Stato o altro? Tutto nell’interesse pubblico, sia ovvio.

Lasciamo perdere il resto, d’accordo. Ma l’ho già detto: sragiono?

Il gabbiere

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Pubblicato il
23 Ottobre 2010

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