Visita il sito web
Tempo per la lettura: 3 minuti

L’assedio al vertice di Assoporti. I “secessionisti” tagliano i viveri

Con il blocco dei contributi, il bilancio dell’associazione rischia la crisi – Si mobilita anche la politica ma la frattura non rientra – Le scelte di Nerli

ROMA – Qualcuno sostiene – o almeno bisbiglia – che al presidente del consiglio Monti e al superministro alle Infrastrutture Passera dei porti oggi “non gliene può fregar di meno”. Battuta che indica anche la provenienza, almeno geografica, del suddetto gossip.


[hidepost]

Una cosa sembra accertata: i contorcimenti interni ad Assoporti, con la secessione degli otto che probabilmente si albergherà a dieci o anche più, oggi non rientrano tra le priorità del governo. E anche il tentativo di trovare un compromesso da parte di Francesco Nerli, con l’offerta di un incontro con i secessionisti o almeno i loro “vertici”, non sembra possa portare molto in là. La frittata è stata fatta, peraltro dopo mesi di titubanze: e ora chi ha rotto le uova non è più nelle condizioni di tornare indietro, se non riceverà le dimissioni immediate dell’attuale direttorio di Assoporti.

E’ chiaro – e l’ha ribadito anche il presidente di Trieste Marina Monassi in una nostra recente intervista – che l’attacco non è ad Assoporti, ma alla sua gestione. Che peraltro non raccoglie unanimi consensi nemmeno tra quelli che hanno tenuto le bocce ferme e sono rimasti nell’associazione, ad aspettare. Accogliemmo, qualche tempo fa, la dichiarazione di Giuliano Gallanti, presidente dell’Authority di Livorno, che con la consueta franchezza sottolineò come, a suo parere “così com’è Assoporti non serve a niente”. L’opinione di Luigi Merlo, presidente del primo porto d’Italia, non sembra molto dissimile: e peraltro Merlo si è sempre tenuto a margine. Marina Monassi, cui tutto si può rimproverare meno di non dire quello che pensa, ha riconosciuto che Assoporti ha grandi potenzialità, solo che non le estrinseca. I maligni dicono che la signora Monassi è parte in causa, perché aspira al posto di Nerli, o comunque qualcuno gliel’ha proposto. Ma quest’aspirazione è stata attribuita almeno a una mezza dozzina dei “secessionisti”: al presidente di Civitavecchia Pasqualino Monti, al suo segretario generale Guacci, ovviamente al presidente di Ancona Canepa (che invece giura di scappare questa “rogna” come se fosse il diavolo in persona) e persino all’ammiraglio Dassatti, che già ha dovuto forzarsi per agire secondo le regole assembleari e compromissorie della sua Authority. Insomma, al momento non ci sarebbero aspiranti “unti dal Signore” ma solo – dicono gli interessati – la necessità di riformare l’Assoporti. E non s’intende nemmeno coinvolgere il governo o la politica, visto che – come del resto ha sempre sostenuto lo stesso Nerli – l’associazione è un ente di diritto privato e può farsi e disfarsi le sue regole. La politica comunque s’è mossa, cercando di far scendere in campo – specie in difesa degli attuali vertici dell’associazione – le truppe cammellate di Comuni, Province, Regioni, eccetera. Parecchi presidenti “secessionisti” si sono sentiti tirare per la giacchetta: e non è finita.

La strategia dei “secessionisti” da parte loro sembra chiara: in quello che appare un assedio in piena regola, è stata adottata la forma più classica: prendere il nemico per fame. Ovvero: gli scali che hanno sbattuto la porta non versano più il contributo annuale e mettono alla fame l’associazione. Non si tratta di cifre marginali: Trieste e Napoli sono nei primi tre o quattro posti della graduatoria dei contributi e su un milione e mezzo di euro che risulta – a spanne – il bilancio di Assoporti i due scali ne forniscono (o meglio: ne fornivano) circa un quarto. Poiché il bilancio di Assoporti non è certo in grande attivo, si fa presto a capire che il piatto piange: e di più piangerà se la situazione dovesse rimanere a lungo in stand by.

Così come stanno le cose, la patata bollente ormai sembra in mano al solo Nerli. Che è politico abile, navigato e intelligente: e che più d’una volta ci ha detto di non essere affatto interessato a rimanere in Paradiso a dispetto dei Santi.

Ma Nerli – lo riconosce anche lui stesso – è un piccoso. Da anni per esempio – dopo anni – ci ha tolto la pubblicazione degli atti dell’assemblea annuale. Ha riconosciuto lui stesso – altro esempio – che il succoso contributo all’Ansa per fare da cassa di risonanza dei suoi atti non darebbe i risultati sperati; ma solo con gli intimi. Del suo essere stato totalmente emarginato dal precedente ministro alle Infrastrutture – e Assoporti ne ha risentito – non vuol sentire parlare.

Morale: Nerli è un toscano piccoso, anche incazzoso: ma nessuno può negare che sia anche competente, eccellente navigatore e capace di vedere oltre l’orizzonte. Da qui l’interrogativo: romperà l’assedio, magari con un beau geste, o si farà strangolare per fame?

Antonio Fulvi

[/hidepost]

Pubblicato il
4 Gennaio 2012

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio