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Olt Offshore, avanti adagio

Dopo la fuga di BP da Brindisi, rimane l’unica realizzazione certa

LIVORNO – Impietoso il titolo di qualche giorno fa su Il Sole-24 Ore: “Multinazionali in fuga dall’Italia”, sottotitolo, anche BP “molla” sul rigassificatore di Brindisi, sfiancata da dieci anni di burocrazia.


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Dieci anni sembrano un’eternità per creare un rigassificatore. Eppure è il traguardo che ha raggiunto anche quell’offshore di Livorno, che proprio nei giorni scorsi ha ottenuto le sospirate certificazioni Via & C. Seicento milioni di euro di investimenti, una battaglia contro tutto e tutti – c’è persino chi ha paventato le conseguenze di uno tsunami per mettere i bastoni tra le ruote – e poi anche la vicenda (per alcuni aspetti oscura) della nave “Golar Frost” da trasformare a Dubai che ha ritardato i lavori di oltre un anno, facendo perdere occasioni d’oro alla Olt Offshore Toscana.

Adesso finalmente ci dovremmo essere: e lunedì prossimo la stessa Olt Offshore Toscana farà il punto nella riunione del Propeller Club livornese, avendo accettato l’invito del suo presidente Fiorenzo “Cino” Milani.

Val la pena di riassumere qualche dato. Il progetto del rigassificatore galleggiante offshore – primo in Italia – è del gruppo Iren e della tedesca E.On insieme al socio di minoranza, l’armatore Golar proprietario della nave in via di trasformazione. Le quote della società sono rispettivamente del 46,79% per ciascuno dei due soci principali e del 2,69% per Golar. Il progetto è partito nel 2002, per un costo allora previsto di circa 300 milioni di euro. Siamo, come si è visto, al raddoppio: anche perché il territorio ha chiesto e ottenuto “compensazioni” milionarie, che vanno dall’apertura dell’incile tra l’Arno e i Navicelli a Pisa a ripascimenti vari. La “pipeline” sottomarina di 37 km dall’ancoraggio del rigassificatore alla rete metaniera terrestre è ormai completata: rimane solo da realizzare l’attacco della nave con la relativa “proboscide”. Il target è di immettere sulla rete nazionale 3,75 miliardi di metri cubi di gas all’anno, svincolandosi dai monitori dei metanodotti terrestri e acquistando quindi il gas dove il mercato lo offre a prezzi più convenienti.

Secondo le ultime notizie, la piattaforma galleggiante Golar Frost arriverà in posizione entro la fine dell’anno: occorreranno poi alcuni mesi di collaudi e quindi dall’inizio del 2013 entrerà finalmente in servizio. Unidici anni dopo la partenza del progetto, con un processo autorizzativo che ha coinvolto circa una trentina di enti, più quasi altrettanti per le sole valutazioni di impatto ambientale. E poi ci si chiede perché gli investitori internazionali scappano dall’Italia…

A.F.

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Pubblicato il
14 Marzo 2012

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