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Sui bacini di carenaggio in caduta le riparazioni

E anche la prospettiva di un aumento delle demolizioni sembra destinato a favorire più che altro le realtà orientali – Cresce invece l’interesse da parte del grande yachting

GENOVA – Non è solo la cantieristica europea a perdere colpi, come conseguenza della crisi e del forte rilancio – a prezzi stracciati – di quella orientale. Anche i bacini di carenaggio non se la passano bene. Tanto che a Genova, dove vanno avanti malgrado tutto i progetti per la tanto attesa “sesta vasca”, il conto consuntivo dell’ente bacini risulta in pesante sofferenza.

[hidepost]Il bilancio del 2011- ultimo completo dell’Ente Bacini genovese – parla di un 30% di commesse in meno, con sole 74 navi “operate” nell’arco dell’anno, per un complesso di giorni lavorati ancora minore (le singole navi sono rimaste in manutenzione o lavori per meno giornate). Conclusioni: il bilancio approvato nei giorni scorsi registra una perdita di 370 mila euro, che può sembrare piccola cosa ma è stato preso come segnale importante di un ciclo negativo che non si sa quando potrà invertirsi. Peraltro, già il bilancio 2010 ebbe necessità di una ricapitalizzazione per 1 milione: e a quanto pare i soci privati dell’Ente Bacini genovese non sono affatto d’accordo sulla necessità di versare altri fondi in relazione alle proprie quote di proprietà, chiedendo invece alla Port Authority di Luigi Merlo (che nell’Ente ha il 56% della proprietà) di farsene carico da sola.

Il dibattito intorno alla più volte proposta privatizzazione dei bacini di carenaggio di Genova sta dunque complicandosi per le deludenti ricadute economiche degli ultimi anni, per la crescente concorrenza sia nazionale (si fanno sotto Napoli e Palermo) che internazionale (in particolare turca, per rimanere nel Mediterraneo, insieme a quella maltese) e per le incertezze dell’andamento dello shipping. Da una parte si parla di previsioni di crescita delle demolizioni navali: ma dall’altra la richiesta di materiali ferrosi in particolare dalla Cina spinge chi deve demolire a risolversi ai paesi dell’area orientale, dove sono minori sia i costi della demolizione sia quelli del trasporto dei materiali ricavati.

Da qui le incertezze sul futuro delle riparazioni navali e dei vari bacini di carenaggio italiani. Molti dei quali guardano con sempre maggiore interesse il grande yachting, le cui navi da diporto stanno ormai assumendo dimensioni tanto importanti da richiedere bacini un tempo ideati per le navi commerciali.

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Pubblicato il
4 Luglio 2012

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