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La nautica muore? Viva la nautica meno che a Livorno

LIVORNO – Non so come la pensate voi: ma per me la schizofrenia della costa toscana dove da una parte si corre per nuove strutture nautiche e dall’altra ci sono “stop” storici a progetti sul tappeto da mezzo secolo, mi fa pensare al masochismo.
[hidepost]E non si tratta di pratiche sado-maso private, che possono anche divertire (chi le apprezza…): si tratta di masochismo economico, che perde risorse, posti di lavoro e immagine.
Sto parlando di quello che avviene sulla costa livornese. A bocca d’Arno è stato costruito in tempi record (meno di due anni) un “marina” d’avanguardia, sorto dal nulla dove c’era un semidemolito vecchio stabilimento industriale. A Piombino si legge sulle cronache che il Comune prevede nella sua pianificazione già approvata due porti turistici, già andati in bando, per 1.500 posti barca: e altri interventi sono previsti per raddoppiare il porto di Salivoli, diventato in pochi anni una realtà estremamente valida e competitiva. Ancora: sotto poggio Batteria sempre a Piombino è previsto un porto turistico per grandi yacht (che attiveranno un settore di riparazioni e refitting); e alla Chiusa si stanno organizzando per 1.800 posti barca in cooperativa.
Di Cala dei Medici, subito a sud di Livorno (Rosignano) si sa che è in fase di rilancio, dopo la non felice esperienza iniziale. San Vincenzo ha raddoppiato, e a Cecina mare alla foce del fiume sta per essere completato il grande porto turistico che trasforma in vero “marina” il difficile approdo d’altri tempi (ricordo che per entrarci in gommone o anche con un potente Calafuria appena montava un po’ di vento dal terzo o quarto quadrante bisognava raccomandarsi al Padreterno). Insomma, la nautica italiana sarà anche moribonda, ma chi guarda oltre al dito vede di nuovo la Luna e le sue promesse.
Tutto in movimento dunque: meno che a Livorno: dove esattamente da cinquant’anni si parla di un porto turistico alla Bellana, salvo non aver fatto niente; e dove anche il progetto di “marina” del Mediceo – regolarmente approvato e pianificato negli accordi di Roma che hanno trasformato l’ex cantiere navale in cantiere dei maxiyacht Benetti – rimane un’Araba Fenice tra ricorsi al Tar, temporeggiamenti della concessione, revisioni (non si sa fino a quanto reali e quanto minacciate) della pianificazione comunale e rigurgiti pseudo-sociali sulla linea del famigerato motto di anni fa al Salone di Genova (“Anche i ricchi piangano”). L’assurdo degli assurdi è che la parte finanziata dal pubblico, cioè l’allungamento del pontile Elba e il canale tra la Darsena Nuova e la Bellana, sta andando avanti come pianificato dall’Autorità portuale mentre ci si accanisce a mettere freni e zeppe all’intervento privato, che riguarda proprio il “marina” dove arriverebbero decine e decine di maxi-yacht per lavori milionari di refitting e di manutenzione. Se n’è parlato anche di recente in un incontro tra i circoli nautici dei Fossi e della costa, ma solo per prendere atto che siamo ancora in mezzo al guado.
E se questa è programmazione economica e rilancio del futuro sul mare…
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
29 Novembre 2014

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