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Sui portiquel tintinnardi manette

LIVORNO – Scrivo dal mio porto, ma queste poche osservazioni possono valere, io credo, per tutti i “sistemi” portuali del Paese. E se non siete d’accordo, saltate tutto, non m’offendo.

Il titolo è già una dichiarazione: mai come di questi tempi si è vista un’offensiva della magistratura su presunte malversazioni nei porti italiani di presidenti, apparati, operatori ed anche armatori. Sentenze definitive poche, per ora: ma tante spade di Damocle appese su settori dove un’indagine in corso può paralizzare non solo lo sviluppo economico e i piani d’impresa, ma anche la credibilità dell’intero sistema.

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Mi direte: se la magistratura è chiamata a indagare, vuol dire che quando c’è fumo è difficile non ci sia anche l’arrosto. E comunque, alla base della nostra democrazia c’è il principio dei tre poteri: compresa la magistratura, che punisce chi non agisce secondo legge. Dunque, avanti. E manette per chi viene colto con le mani nella marmellata.

Un principio, questo, che nessuna persona per bene può mettere in discussione. Il problema però, si pone quando l’interpretazione della legge può diventare non chiarissima, e può lasciare qualche margine di incertezza. Già a suo tempo un maestro del sarcasmo come Giulio Andreotti scherzava (ma nemmeno troppo) sostenendo che le leggi si applicano per i nemici mentre per gli amici si interpretano. Vade retro, Satana.

*

Esco dal vago cercando di tenermi nell’ambito del diritto di critica riconosciuto al mio mestiere. Il “caso Livorno”, dove la Procura della Repubblica ha sospeso per un anno presidente e segretario generale della locale Autorità di sistema, non è stato totalmente chiarito, a mio parere, dalla sentenza del Riesame che ha semplicemente ridotto le sospensioni a sei e otto mesi. Aspettiamo la sentenza, è vero. Si apre intanto un ricorso in Cassazione, che comporterà probabilmente tempi lunghi, forse anni. Senza considerare che l’inchiesta penale va avanti per conto suo, e anch’essa – sebbene formalmente conclusa – potrebbe in caso di riconosciuta colpevolezza andare in appello, eccetera. Nel frattempo, con quale credibilità – se non legittimità – potranno operare gli ex sospesi? E vorranno tornare ai loro posti, con queste remore? Che sogno, quello di una giustizia pronta, rapida, sicura!

C’è anche chi sostiene che conseguenza indiretta del tutto potrebbe essere uno spoil system servito su un piatto d’argento a chi governerà dopo le ormai prossime votazioni europee. E le riforme, e le grandi strutture, e la concorrenza internazionale, e l’economia? Alla fin fine, forse dovremmo accontentarci di un forte aumento di produzione: quello delle manette?

Antonio Fulvi

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Pubblicato il
15 Maggio 2019

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