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Immotivate le esigenze cautelari: Corsini e Provinciali dovevano restare

ROMA – Nessuno s’illuda che il “caso Livorno”, ovvero l’irruzione della Procura della Repubblica sulla gestione degli accosti temporanei per le Autostrade del Mare, sia concluso con il recente deposito delle motivazioni della Cassazione sulla sospensione del presidente dell’AdSP Corsini e del suo segretario generale Provinciali .

La Cassazione, rimandando al Tribunale del Riesame di Firenze il verdetto di quest’ultimo, avrebbe stabilito “che sono del tutto immotivate le esigenze cautelari, sia sotto il profilo del rischio di reiterazione del reato sia sotto il profilo del rischio inquinamento prove”. Pertanto la sospensione dei due – e probabilmente anche quella dei privati imprenditori coinvolti nell’inchiesta – dovrebbe essere annullata da una nuova sentenza di un nuovo (giudici diversi dal primo intervento) Riesame. Ci sarà entro la seconda metà di questo mese, che notoriamente segna le ferie di molti magistrati?

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Difficile dirlo. Una cosa è certa. Se si è risolto (salvo altre sorprese) il caso della sospensiva (Corsini rientra dunque il 28 agosto prossimo e Provinciali ad ottobre) rimane aperto il filone dell’inchiesta della Procura di Livorno, sul merito dell’ipotesi del reato. I collegi difensivi sono già impegnati da tempo per smontare l’intero castello dell’accusa, rifacendosi alle normative del MIT (peraltro con riconosciute zone d’ombra) e alle procedure sulle concessioni temporanee d’accosto di molti altri porti italiani. Per questo filone dell’inchiesta è stata già fissata la prima udienza: il 27 novembre. Tempi lunghi, specie per chi opera in una concorrenza internazionale sempre più veloce. Ma è quello che ci passa il convento.

A.F.

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Pubblicato il
10 Agosto 2019

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