Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Passà ‘a nuttata?

LIVORNO – A qualcuno sembrerà un paradosso, ma mentre il mondo – e insieme il nostro piccolo mondo personale – combatte giornalmente con la pandemia, il pendolo dei meccanismi quotidiani alla base della società continua a funzionare. Sui porti non solo le navi arrivano e partono, le file dei TIR si snodano con pazienza, i treni-blocco ansimano, i varchi doganali rimangono permanentemente intasati. Insomma, una doppia visione: un paese dove si trema individualmente ma ci si dà da fare con impegno e direi feroce determinazione. La scienza statistica ci aiuta: l’economia va avanti a scossoni, ma va avanti. Si muore, ma la morte fa parte della nostra esistenza. Non muoiono, per fortuna, le iniziative, gli impegni, le proposte. Dove se ne va un vecchio, subentrano giovani, in genere altrettanto o più preparati. Coraggio, come dicono i saggi napoletani. “‘Hamo a passà a’ nuttata”.

*

Non ci stupisca, non ci deve stupire, il florilegio di convegni, di webinar, di dichiarazioni più o meno ex cattedra, che accompagna questi tempi. Quando le certezze traballano, interrogarsi e interrogare fa parte della natura umana. Come lo è criticare la catena di comando. Il vecchio e abusato detto marinaresco (già altre volte citato) sintetizza la filosofia: “Chi è in mare naviga, chi è a terra critica”. Non assolve, ma può giustificare. Quello che però suona positivo è che la grande macchina della realtà continua a girare. Torno a bomba: le navi navigano, i TIR viaggiano, le merci arrivano. Come qualcuno sottolinea in queste stesse pagine, c’è uno sforzo collettivo, che domani interesserà anche la distribuzione delle medicine, che esula dalle chiacchiere e dimostra quali settori siano davvero determinanti perché la pandemia non diventi l’anticamera dell’inferno sociale: dove pochi diventano sempre più forti e molti non se la cavano più.

*

Come sapete, scriviamo da Livorno, un tempo Città Felix di una Felix Toscana. Oggi, sul porto ma anche sul territorio, ci sono problemi che niente hanno a che fare con il Covid. Le raffiche di ricorsi al TAR vinti contro l’AdSP confermano che qualcosa in meccanismi programmatori dell’AdSP è stato sbagliato. E non qualche dettaglio, ma la pianificazione del porto. Sintomatico che nella stessa programmazione, a Piombino non ci siano problemi. Vorrà dire che uomini diversi nello stesso sistema possono fare la differenza? In genere si colpiscono vertici, che sono di fatto i responsabili ultimi: ma chi ha preparato loro le carte, facendoli sbagliare? Affido solo banali osservazioni a chi ha voglia di interrogarsi. Perché qui non si tratta di “Passà ‘a nuttata” ma di capire anche per domani.

Antonio Fulvi

 

Pubblicato il
11 Novembre 2020

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio