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L’orca killer e gli uomini

Dalla dottoressa Laura Chiesa, che insegna all’Università di Buffalo (stato di Washington) riceviamo via web una nota che sintetizziamo:

Un amico di Alitalia mi ha portato, qui a Buffalo (USA) dove lavoro, alcune copie di vecchi giornali italiani in cui si scrive di un gruppo di orche l’estate scorsa davanti a Genova, con la triste appendice della morte di un loro cucciolo vicino al porto. Qualcuno qui, nell’Università, sostiene che le orche cercavano l’aiuto dell’uomo per salvare il piccolo. Possibile o fantasia?

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L’orca (Orcinus Orca, chiamata dagli anglosassoni killer whale, ovvero balena assassina) è un grande cetaceo carnivoro che vive, in genere in gruppi famigliari, in tutti i mari. È molto intelligente ed ha sistemi di caccia elaborati, in coordinamento, tanto che attacca e uccide anche le grandi balene. Negli acquari si adatta bene ed ha atteggiamenti amichevoli, a volte affettuosi, con i sub che ci giocano. Non si sono mai avute notizie di attacchi all’uomo: anzi, c’è una storia di vecchi balenieri che, ci sembra in Nuova Zelanda, venivano regolarmente aiutati dalle orche a individuare e cacciare le balene, essendo poi “ricompensate” dalla grande lingua della preda, di cui sono ghiotte. Questi comportamenti possono aver indotto qualcuno a pensare che l’intelligenza delle orche di Genova le avesse spinte a cercare aiuto umano per il cucciolo moribondo; tanto che una volta constatata la sua morte se ne sono definitivamente andate. È un’ipotesi dunque, solo un’ipotesi. Anche se l’orca killer potrebbe aver trovato affinità elettive con l’uomo, il più grande killer della specie animale…

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Pubblicato il
16 Gennaio 2021

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