“Influencer” e influenzati, che mondo è?

Un lettore che chiede di firmarlo San Tommaso (quello che non credeva mai senza prove, n.d.r.) ci ha mandato un post davvero telegrafico, con la richiesta di un parere.

Eccolo:

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Va bene che siamo ormai in balìa del digitale, ma il fenomeno degli influencer non segna un declino della capacità di ragionare con la propria testa?

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Premesso che da sempre – fin da Eva che “influenzò” quel babbalone di Adamo perché mangiasse la mela – ci sono stati i seguaci di mode e di comportamenti lanciati da “persuasori”, l’ormai indiscussa universalità del web, al quale approdano con un semplice clic miliardi di persone, ha fatto moltiplicare l’audience. È il progresso, dicono gli esperti.

Se poi vogliamo dare anche un giudizio su questo fenomeno degli influencer, dovremmo ammettere che alla fine non si tratta che di personalizzare la pubblicità. Un tempo c’era solo la carta stampata per “influenzare” acquisti e mode.

Poi è arrivata la radio, poi la TV, e infine il web.

Il meccanismo è sempre il solito, come sempre il solito è il fine: vendere e far vendere.

Quando poi gli “influencer” sono anche belle donne come la Ferragni (foto sbarazzina allegata) difficile per i maschietti non accogliere il messaggio.

Vecchio detto: tira più un capello di donna che dieci paia di buoi.

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