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Barche “ambientali”, perché sempre ferme?

È un tema delicato, ma non per questo meno importante. In tempi di ambientalismo spinto, mentre da più parti ci si affanna a spiegare anche nelle scuole i valori della difesa della natura e del mare, assistiamo anche a “incidenti di percorso” che magari hanno le loro corrette motivazioni. Ma sono poco comprensibili a prima vista.

È uno dei casi che ci viene segnalato da lettore V.C., attivista dell’associazione ambientalista Marevivo della Toscana. Ne riassumiamo l’amara lettera.

Con un gruppetto di appassionati del mare mi trovo spesso dentro il Porto Mediceo di Livorno per ammirare le tante imbarcazioni all’approdo, sia a quello che i livornesi chiamano ironicamente “Il muro del pianto”, sia alle banchine degli yachts del Cantiere Navale Orlando e dello YCL. Mentre la parte a terra di questo angolo del porto lascia a desiderare come ordine e pulizia – ci dicono che c’è un incrocio di competenze che rende difficili gli interventi di riassetto – sulle banchine tutto appare a posto: ma abbiamo notato due imbarcazioni, entrambe pubbliche, che dovrebbero operare costantemente per il loro scopo ambientalista e invece non si muovono da tempo. Si tratta di uno strano “relitto” destinato al parco della Meloria, che giace ormai da anni su un piazzale dell’avamporto, e del più recente scafo varato l’anno scorso con tanto di benedizione da parte delle istituzioni locali, ma che non abbiamo mai visto lasciare l’accosto dall’ex banchina dei rimorchiatori, prima del ponte girevole del Mediceo. Non sono uno spreco di soldi pubblici?

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Sono due realtà diverse, quelle che il lettore ci segnala. L’imbarcazione all’ormeggio all’Andana delle Ancore viene utilizzata in particolare nella stagione estiva per una funzione specifica di cui sono responsabili enti locali, con mandato regionale: e in effetti può destare interrogativi il fatto che per lunghi periodi appare abbandonata, o comunque inattiva.

Per quanto riguarda invece il vecchio scafo, che il lettore definisce non a torto “relitto”, su un piazzale dell’Assonautica livornese, si tratta di una partita di imbarcazioni fatte costruire e pagate dal Ministero dell’Ambiente di quasi vent’anni fa, e destinate secondo le intenzioni romane alla raccolta di rifiuti galleggianti in Aree Marine Protette, nello specifico le Secche della Meloria. In realtà si tratta di imbarcazioni che si rivelarono subito difficili da gestire, inadatte allo scopo e condizionate a anche dall’esigenza di avere equipaggi patentati ed addestrati. Morale, sono quasi tutte – da quanto fu appurato in una inchiesta che vide all’azione anche il celebre Gabibbo della trasmissione “Striscia la notizia” – finire ad arrugginire in banchine o aree di demolizione.

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Pubblicato il
18 Gennaio 2025

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