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LA FABBRICA

Pierburg in vendita, dall’azienda niente garanzie per i lavoratori

Il sindacato: assai insoddisfatti dall’incontro al ministero

La protesta dei lavoratori dello stabilimento Pierburg a Livorno

LIVORNO. Nessuna buona notizia dal nuovo incontro che sulla compravendita della Pierburg ha visto, davanti al ministro delle imprese e del made in Italy, la direzione aziendale, le istituzioni, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali e le rappresentanze sindacali degli stabilimenti coinvolti nel processo di cessione.

Ingresso della fabbrica Pierburg di Livorno 

L’azienda ha reso noto che «le trattative con il potenziale acquirente sono ancora in corso» ed è stato «sottoscritto un accordo di esclusiva». Però manca ancora l’ok a intese per assicurare ai lavoratori delle fabbriche italiane un trattamento che, in termini di garanzie, sia analogo a quanto ottenuto dagli operai tedeschi. Anzi, secondo quanto riportato da fonti sindacali, l’azienda ha detto esplicitamente che non è in grado di fornire tali garanzie richieste.

Semmai, «si è detta disponibile – viene riferito – a fornire indicazioni su un presunto piano di trasferimento di linee produttive, ma senza alcun impegno formale». È uno scenario che il sindacato dei metalmeccanici Cgil respinge al mittente «con fermezza»: ancora una volta è stato ripetuto che «qualsiasi operazione di cessione deve prevedere, prima del closing, un piano industriale dettagliato, credibile e verificabile, accompagnato da garanzie occupazionali vincolanti». Risultato: tavolo sospeso. Il ministero, stando a quanto segnala Massimo Braccini, segretario della Fiom Cgil territoriale, ha ritenuto «opportuno avviare un ulteriore confronto diretto con Rheinmetall, al fine di verificare la reale intenzione di presentare un piano industriale concreto e sostenuto da investimenti certi».

In casa Fiom, però, si scuote la testa. L’industria dell’auto – dice Braccini – sta attraversando «una fase particolarmente delicata e caratterizzata da una flessione produttiva: se già Rheinmetall non è in grado di garantire prospettive solide, a maggior ragione non può farlo un fondo industriale che, non essendo un soggetto produttivo, non apporta nuove commesse».

Eventuali percorsi di diversificazione produttiva? Al tavolo è stato comunicato che «allo stato attuale non sussistono le condizioni». Il sindacato Fiom non nasconde affatto la «forte insoddisfazione per l’esito dell’incontro: ci aspettavamo risposte chiare e concrete, ma non è emerso alcun elemento di avanzamento». Per adesso c’è solo l’annuncio che da parte del ministero «a breve verrà convocato un nuovo incontro». Il fronte sindacale non vuol mollare: la mobilitazione continua.

Pubblicato il
29 Aprile 2026

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