Cosa conta davvero per far decollare il “cold ironing” non solo nelle chiacchiere
La sfida reale non è elettrificare le banchine ma rendere sostenibile il modello

Un impianto di cold ironing per fornire l’ettricità alle navi dalle banchine
LIVORNO. Le nuove linee guida del ministero delle infrastrutture e dei trasporti sul “cold ironing” – cioè la fornitura di energia elettrica da terra alle navi in sosta in porto – pongono una questione che va oltre la semplice elettrificazione delle banchine: come rendere economicamente sostenibile l’infrastruttura.
Non basta costruire gli impianti. Occorre verificare prima chi li utilizzerà, quanto sarà disposto a pagare e chi sosterrà il rischio nel caso la domanda sia inferiore alle previsioni.
Il Piano Economico-Finanziario (Pef) dovrebbe quindi diventare uno strumento di progettazione e non soltanto di verifica contabile. Investimento, potenza, durata della concessione, tariffe e rischio devono essere valutati insieme, attraverso scenari e stress test.
Il punto centrale è il rischio di domanda: il concessionario dipende dagli armatori e dalla loro convenienza a collegarsi alla rete elettrica. Un’infrastruttura efficiente, ma poco utilizzata, può infatti diventare economicamente fragile.
La questione riguarda anche il futuro dei porti. Il cold ironing è solo una componente di una trasformazione più ampia, che comprenderà rinnovabili, accumuli, nuovi combustibili e reti intelligenti. Le Autorità di Sistema Portuale dovranno quindi acquisire nuove capacità di analisi economica, gestione del rischio e costruzione di modelli industriali.
La lezione è semplice:
domanda → modello economico → rischio → finanziamento → infrastruttura.
È da questa sequenza che dovrebbe partire ogni nuovo progetto. La vera domanda, dunque, non è quanto costa elettrificare una banchina, ma chi la utilizzerà, quanto pagherà e chi sosterrà il rischio se le previsioni non saranno rispettate.
Angelo Roma











