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Dagli Usa al Mediterraneo “allargato”

Donald Trump

LIVORNO – Non pretendiamo, da questo angolino di periferia, di giudicare il risultato delle elezioni presidenziali negli USA. Anche perché implica giudizi politici che non fanno parte del Dna di questo foglio. Però è anche legittimo prendere atto che il risultato cambierà alcune cose che ci riguardano: poi ognuno giudicherà se sarà bene o sarà male. Piccolo inciso: Trump ha dichiarato, dopo l’annuncio della sua vittoria, di amare l’Italia, unico paese citato. C’è lo zampino del suo primo sostenitore, il poliedrico genio ormai spaziale Elon Musk che al premier italiano ha promesso aiuti e investimenti?

Il cambiamento principale sembra debba riguardare il ritorno a una specie di dottrina Moore (1824) aggiornata all’oggi: ovvero, come Trump non ha mai cessato di proclamare: America First. Corollario conseguente è che l’Europa tutta deve convincersi che gli Usa non intenderebbero più fare i “guardiani mondiali della pace” e che deve attrezzarsi per conto proprio. Tradotto: la Nato deve contare sempre meno sulla stampella Usa e deve diventare una vera forza di dissuasione e non una tigre di carta come sembra oggi.

Più deterrente dunque, più forza armata davvero europea e coesa (oggi in Europa abbiamo otto tipi di carri armati diversi per otto paesi, lo stesso per i fucili d’assalto, le armi missilistiche, i droni, i sistemi elettronici mentre per le navi va appena un po’ meglio), più spese militari in sostanza, ma non in autonomia per ciascun pollaio nazionale. Ad oggi, sembra una missione impossibile o quasi anche se Fincantieri e Leonardo ci stanno provando. Dettaglio: che succederà alla base logistica USA di Campo Darby, quelle aeree di Aviano e Sigonella eccetera? Potrebbero cambiare molte cose, specialmente nei rapporti con la Cina e sull’incognita sulla sorte di Taiwan: ma qui entriamo nell’alta strategia politica, come nell’altra incognita, la sorte della guerra in Ukraina con un presidente Usa che dicono amico di Putin. Ci fermiamo: “Sutor, ne ultra crepidam” esortava il celebre motto latino.

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Limitandoci ai traffici marittimi, c’è una speranza: un’azione di pace diretta ed efficace per la riapertura di Suez e la ripresa della pace – sia pure una pace armata – nel Mediterraneo “allargato”. In qualcosa di buono dobbiamo sempre sperare. 

Ultimo dettaglio: non dimentichiamoci che Biden sarà ancora presidente degli Usa fino all’insediamento di Trump, il 20 gennaio prossimo. Nel frattempo il dollaro cresce e l’euro ha preso una legnata. Sono reazioni momentanee, forse non destinate a durare. Ma vanno valutate.

(A.F.)

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Pubblicato il
9 Novembre 2024

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