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LA SVOLTA

Piccoli pacchi del commercio online, da luglio l’euro-dazio di 3 euro cambierà tutto

Ogni giorno sull’Europa 12 milioni di micro-spedizioni, il 91% in arrivo dalla Cina

MILANO. «Dal 1° luglio prossimo sarà introdotto un dazio doganale standard di 3 euro su tutte le importazioni a basso valore (inferiori a 150 euro) provenienti da Paesi al di fuori dell’Unione Europea inviate direttamente ai consumatori». Apparentemente una piccola modifica, in realtà gli operatori della logistica e-commerce dicono che la cosa cambierà radicalmente le dinamiche attuali: la definiscono «un punto di svolta» come «risposta alla crescita esponenziale degli acquisti online da marketplace non europei».

Il nuovo dazio applicato (per categoria di prodotto all’interno di ogni spedizione) mette in discussione un modello transfrontaliero consolidato: quello «basato su alti volumi e bassi margini». Il provvedimento relativo ai dazio sui piccoli pacchi segna «il primo passo verso una riforma permanente delle regole doganali europee», che è «attesa per il prossimo anno».

A mettere nero su bianco il dossier dei propri analisti è Spring Gds, azienda controllata dalle Poste olandesi che si occupa di spedizioni da parte delle imprese del commercio online: al centro dell’attenzione le ripercussioni le nuove regole doganali in arrivo nell’Unione Europea.

Il punto di partenza, peraltro, è il boom che negli ultimi anni ha avuto l’e-commerce internazionale: in particolare sulla direttrice dalla Cina all’Unione Europea: «il 91% delle spedizioni a basso valore economico proviene dalla Cina, tramite piattaforme come Temu, Shein e AliExpress». Per quantificare quest’ “alluvione” di merce: «Ogni giorno – dice il report – circa 12 milioni di pacchi di valore inferiore a 150 euro entrano in Unione Europea, un totale di oltre 4,6 miliardi di pacchi all’anno». È una crescita che ha «messo sotto pressione i sistemi doganali esistenti»: ciò ha reso necessaria «una revisione normativa per aumentare l’equità fiscale, ridurre le frodi ed eliminare gli incentivi alle spedizioni frammentate».

Dunque, la decisione dell’Unione Europea avrà un impatto «su miliardi di pacchi, modificando la struttura dei costi dell’e-commerce online»: in base al nuovo quadro normativo – viene sottolineato – sarà applicato «un dazio doganale di 3 euro su ciascuna categoria di articolo importato», mentre «una tassa di gestione amministrativa di valore pari a 2 euro per sottovoce tariffaria dovrebbe entrare in vigore da novembre 2026». Tutto questo, beninteso, nell’attesa delle direttive definitive della Commissione Europea.

Fin qui si è parlato di Cina ma non è solo Pechino a essere interessata da questo cambiamento delle regole doganali: vale, ad esempio, per Londra e tutto il Regno Unito ma anche per gli altri Paesi al di fuori dall’Unione Europea. E non finisce qui: ad esempio, Francia e Romania hanno già deciso «tasse amministrative a livello nazionale, che continuano a rappresentare una delle principali inefficienze operative nel commercio internazionale europeo». Comunque sia, resta il fatto che per molti operatori commerciali, principalmente «quelli che operano su modelli ad alto volume e basso margine», questa evoluzione delle dinamiche doganali costituisce «una sfida significativa per mantenere la propria competitività, mettendo direttamente in discussione il modello attuale».

Inutile stare a piangere sul latte versato e sperare semplicemente di tornare indietro nel tempo: per Spring Gds bisogna semmai prepararsi alla logistica del domani: insomma, per il gigante logistico olandese questi cambiamenti vanno visti «come occasioni per innovare, distinguersi e rafforzare la propria posizione nel settore». Lo fa anche cercando di fare un po’ di marketing per i propri servizi come “Postal Delivered Duty Paid” con «il calcolo automatico delle imposte e il supporto per lo sdoganamento senza carta». Come dire:  questo punto, il successo nell’e-commerce internazionale – viene rimarcato – «non dipenderà più solo dalla dimensione, ma soprattutto dalla capacità di:

  • ripensare la catena logistica,
  • adottare modelli locali e regionali di disbrigo degli ordini,
  • collaborare con partner logistici che «sappiano affrontare la complessità normativa in modo proattivo».

A giudizio di Spring Gds c’è però anche qualche passo in più da fare da parte delle autorità nazionali dei Paesi dell’Unione Europea: «le differenze nelle procedure doganali tra i Paesi Ue rappresentino ancora oggi un ostacolo concreto per chi opera nell’e-commerce internazionale». Ben vengano i progressi compiuti dall’Ue «verso una regolamentazione condivisa», tuttavia – ed è questo che viene fatto rilevare – la gestione delle pratiche doganali «resta di competenza nazionale, con conseguenti differenze nelle modalità operative, nei tempi di sdoganamento e nei controlli applicati». Ragion per cui per gli operatori commerciali che puntano a una espansione su più mercati europei, «queste differenze si traducono in una gestione delle spedizioni più complessa e in un impegno amministrativo maggiore».

Quel che ci vorrebbe? La risposta è semplice: «Un quadro normativo armonizzato consentirebbe di semplificare i processi, ridurre le difficoltà operative e sostenere la crescita delle aziende digitali all’interno del mercato Unico». Spring Gds si dice convinta che «il rafforzamento dell’integrazione doganale e l’adozione di soluzioni digitali rappresentino leve strategiche per sostenere la competitività europea in uno scenario globale in costante evoluzione». Nell’attesa di «una piena uniformità», qualche passo in avanti potrebbe essere comunque possibile: ad esempio, «è fondamentale poter contare su competenze normative aggiornate, modelli operativi adattabili e una conoscenza approfondita delle specificità locali, così da affrontare con sicurezza le sfide poste dal panorama doganale europeo».

Queste le parole di Gabriele Bavera, amministratore delegato di Spring Gds Italia: «Il 2026 segna un vero punto di svolta. Sarà fondamentale garantire prevedibilità dei costi al checkout, chiarezza operativa alla frontiera ed eccellenza nella consegna. È qui che fornitori logistici come Spring Gds fanno la differenza: non solo trasportando pacchi, ma aiutando concretamente i marchi a orientarsi. Nello specifico, rimane la necessità di armonizzare l’approccio all’interno del panorama europeo. Abbiamo già visto, ad esempio a Malpensa, cosa accade quando le leggi e le normative non sono chiare: i commercianti si spostano nei Paesi vicini, soprattutto se le autorità nazionali all’interno dell’Unione Europea agiscono in modo indipendente».

Pubblicato il
6 Marzo 2026

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