Il problema del ponte ko non è solo per il porto ma anche per yacht e serbatoi Gnl
Gas & Heat ha bisogno di far uscire fra un mese e mezzo otto giganteschi manufatti da exportare

Il ponte mobile del viadotto della superstrada Fi-Pi-Li che conduce direttamente al varco della Darsena Toscana
LIVORNO. È in tilt l’andirivieni di camion da e per la Darsena Toscana per via del guasto al meccanismo di sollevamento del ponte mobile del viadotto che porta nel cuore del porto di Livorno. Ma se, magari in modo complicato, l’accesso stradale non è del tutto impossibile, chi se la vede brutta adesso sono le attività industriali nella parte pisana del Canale dei Navicelli: un polo di produttori di yacht di alto livello e lo stabilimento che fabbrica grandi serbatoi di Gnl exportati in tutto il mondo.
«Fra metà e fine aprile abbiamo una nave che viene a prendere otto maxi-serbatoi destinati a una società del Nord Europa», dice Claudio Evangelisti, esponente della famiglia livornese titolare della Gas & Heat, stabilimento a Tombolo. «Beninteso, si tratta di otto trasporti differenti, ciascuno dei quali è cosa a sé. Stiamo lavorando alla seconda chiatta autopropulsa, la prima è già operativa fra Rotterdam, Anversa e Amsterdam».
Evangelisti torna con la memoria agli anni lontani in cui il viadotto della superstrada è stato realizzato. «Non andò tutto benissimo, in quel caso – racconta – venne chiamata una maxi-gru per poter reggere il ponte nella posizione con le due metà alzate, nel mezzo riuscì con qualche accorgimento e un poì di buona sorte a transitare il carico di Gas & Heat che doveva attraversare lo Scolmatore e passare poi dalla Darsena Toscana per poter prendere il mare. L’imprenditore labronico auspica che «in questo mese di tempo» si ponga mente a questo problema e lo si affronti con qualche soluzione ingegneristica. D’altronde, la stessa questione riguarda anche il resto delle attività industriali presenti lungo i Navicelli.

Lo stabilimento Gas & Heat dalle parti di Tombolo e, sotto, una veduta aerea della Darsena Pisana, polo di cantieristica nautica di alto livello, nella zona dell’Ikea di Piaa: entrambe le aree sono adiacenti al Canale dei Navicelli
Figurarsi che per Davide Gariglio la “grana” dell’intreccio fra le esigenze della portualità livornese e quelle della cantieristica pisana è stata la prima cosa in cui si è imbattuto quando era da poche ore seduto al timone dell’Authority livornese. E in quella circostanza le organizzazioni degli industriali pisani avevano protestato duramente perché c’erano state difficoltà a passare dalla Darsena Toscana. Gariglio dev’esserne rimasto colpito se è vero che, durante la visita del ministro Salvini al cantiere della Darsena Europa in ottobre, aveva sì sollevato il problema della mancanza di risorse per completare la maxi-Darsena ma aveva anche insistito a lungo sul bisogno di dare soluzione al pasticcio dei quattro ponti mobili l’uno accanto all’altro. Lui e Salvini d’accordo nel ribadire che l’unico modo di uscirne è un nuovo ponte sullo Scolmatore a tre campate, con quella centrale apribile, per far passare da lì anziché dalla Darsena Toscana yacht e serbatoi Gnl utilizzando la nuova foce dello Scolmatore.
Un tema talmente caldo che è stato al centro sia di un intervento del viceministro Edoardo Rixi in una iniziativa pisana sia del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. Quest’ultimo, in un incontro al tavolo del prefetto livornese Giancarlo Dionisi, ha di recente messo in campo la disponibilità della Regione Toscana ad anticipare i soldi per il nuovo ponte. Quanto? 35-40 milioni da pescare da quanto Firenze ha promesso per la realizzazione della Darsena Europa.
Ma questa è già un’altra storia. Adesso il ponte è rotto e blocca sia chi vorrebbe passarvi sopra (i camion) sia chi vorrebbe transitare sotto (yacht e serbatoi Gnl). Il nuovo ponte lo vedremo fra anni, domattina c’è bisogno di far entrare e uscire i camion dal terminal.











