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PORTO DI LIVORNO

Ponte ko in zona Darsena Toscana, la riapertura (provvisoria) slitta a mercoledì 11

Perché per ora non sarà apribile. Traffico pesante dirottato, ecco come

Le maxi-gru al lavoro per sollevare l’impalcato del ponte del viadotto che arriva nel cuore del porto di Livorno

FIRENZE. «Potrà essere riaperto al traffico mercoledì» il ponte mobile della superstrada Fi-Pi-Li nel tratto del viadotto che entra nel cuore del porto di Livorno, a 650 metri dal varco della Darsena Toscana: nel pomeriggio di venerdì 6 marzo alle ore 16 era andato in tilt per via dell’improvviso cedimento di uno dei due pistoni nel meccanismo di sollevamento del ponte levatoio, e questo aveva messo ko il traffico portuale in entrata e in uscita dal principale terminal.

È quanto affermano i tecnici della Città metropolitana di Firenze alla quale è affidata la manutenzione dell’arteria stradale. Nel corso della giornata di domenica 8, grazie all’impiego di tre enormi gru l’impalcato del ponte è stato ricollocato  nella posizione originaria: gli appoggi sono stati «provvisoriamente ricostituiti in legno di rovere», secondo quanto è stato reso noto. Tale ripristino è stato possibile in maniera abbastanza rapida perché la struttura del ponte – lo sottolinea Emma Donnini, consigliera della Città Metropolitana di Firenze con specifica delega alla Fi-Pi-Li – «non ha subito alcuna deformazione critica». È lei a indicare che è in preventivo che «dalla mattina di mercoledì prossimo, dopo un’accurata ispezione conclusiva, il ponte possa essere riaperto al transito veicolare».

Nella giornata precedente era stato immaginato di farcela entro martedì 10 (qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima): era stato messo nero su bianco  tanto in una nota dell’amministrazione metropolitana fiorentina (qui il link alla nota ufficiale della Città Metropolitana di Firenze) quanto in una dichiarazione del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, al quotidiano livornese “Il Tirreno” dopo un sopralluogo compiuto sabato al viadotto ko (qui il link all’articolo del Tirreno). Alla resa dei conti ci vorrà una buona mezza giornata in più ma, alla fin fine, se così fosse, sarebbe certo meno del lungo stop che temeva tutta la comunità portuale-marittima livornese. E non senza motivo, visto il precedente della maxi-voragine proprio su quella stessa arteria, a un chilometro e mezzo da lì: dissero nel 2008 che per ripararla ci sarebbe voluta «qualche settimana», è stata definitivamente sistemata solo dopo dodici anni…

La parte mobile del ponte ko sollevata dalle grandi gru

IL PONTE KO/1: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si segnala il paradosso dei quattro ponti mobili che non dovrebbero esserci e del ponte fisso che dovrebbe essere mobile

IL PONTE KO/2: qui il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui si riferisce che i problemi non riguardano solo il porto ma anche gli yacht pisani. Gas & Heat: abbiamo otto mega-serbatoi da consegnare in aprile 

IL PONTE KO/3: qui  il link all’articolo della Gazzetta Marittima in cui Cgil e Filt dicono di temere cintraccolpi sul porto e chiedono più manutenzioni sulle infrastrutture

Beninteso, si tratta di una riparazione temporanea, giusto per limitare i danni al porto di Livorno: lo ricordiamo, è uno dei primi cinque del Paese per importanza di traffici e sul ponte finito ko transita chi è diretto al terminal Tdt controllato da Grimaldi, uno dei primi 25 del Mediterraneo: da mettere nel conto l’andirivieni di camion (per trasportare in ingresso e in uscita container per 450mila teu all’anno, poco meno di 9mila alla settimana) e di auto (gli addetti sono oltre 250 più una galassia di indotto). Inizialmente la riapertura sarà parziale: passeranno solo i mezzi al di sotto delle 3,5 tonnellate, per i mezzi pesanti  il transito da e per il porto – viene ribadito – sarà spostato sul ponte di via Mogadiscio che passa lì accanto a pochi metri da quello in tilt, ma a una altezza più bassa dal suolo. Il motivo di questa limitazione di tonnellaggio: occorre garantire che possano svolgersi «in tutta sicurezza senza interrompere il traffico» le attività al di sotto del ponte rotto. Ad esempio, l’allestimento dei ponteggi e la ricostruzione delle carpenterie metalliche.

Ma questa è una sistemazione momentanea perché per poter riaprire il ponte e far passare gli yacht dei cantieri pisani bisogna tornare a far funzionare il meccanismo di sollevamento. Per adesso il ponte funzionerà sostanzialmente come fosse fisso.

Come mette in rilievo la consigliera delegata Donnini, una volta ripristinato provvisoriamente per quanto possibile un qualche flusso di traffico, «ci concentreremo sulla riparazione del meccanismo di apertura». Insomma, mercoledì la cosa non è risolta: comincia semmai una nuova fase che punta alla riparazione dei meccanismi di apertura del ponte.

Per la stessa giornata  di mercoledì, i tecnici della Città Metropolitana di Firenze (al lavoro insieme alla squadra di Avr, il cui amministratore delegato Claudio Nardecchia ha accompagnato sabato Giani nel sopralluogo) contano di poter fare una stima più precisa dei tempi di conclusione di questa fase. In questo secondo round di riparazioni – è la promessa dell’amministrazione fiorentina, incalzata dalla Regione Toscana e dalle istituzioni livornesi – «si continuerà ad operare nella più assoluta convergenza di interessi, tra quelli del porto di Livorno e quelli dei cantieri navali di Pisa».

Belle parole, ma cosa significano in concreto? Non dimentichiamoci che fra un mese e mezzo la Gas & Heat deve far passare da lì otto maxi-serbatoi destinati ai clienti del Nord Europa. Gli ingegneri al lavoro spiegano sul dossier riparazione spiegano che si potranno coordinare i tempi «anche per consentire la contemporanea navigazione delle imbarcazioni di altezza superiore a 9 metri» e evitare di farle restare intrappolate. Come? «Per esempio, utilizzando le operazioni di sollevamento temporaneo dell’impalcato con le gru, che si renderanno necessarie per il montaggio delle nuove cerniere di acciaio».

Nel frattempo, fin da venerdì dopo il cedimento i team tecnici sia della Citta Metropolitana sia di Avr («in stretto contatto e in collaborazione con la Regione Toscana, proprietaria della superstrada Fi-Pi-Li»), hanno gestito la mobilità cercando di contenere «gli inevitabili disagi», contando – viene segnalato – sulla «collaborazione di tutti gli enti coinvolti, in particolar modo la polizia municipale del Comune di Livorno». Questo per l’operatività sul fronte della circolazione stradale, ma Città Metropolitana e Avr tengono a precisare di aver puntato fin da subito a vagliare «ipotesi progettuali per la rimessa in pristino del ponte in modalità fissa»: l’hanno fatto coinvolgendo «esperti del settore quale il prof. Losa dell’Università di Pisa».

È possibile puntare a una rapida riparazione del guasto al meccanismo di apertura del ponte – viene messo in risalto – in virtù di «un finanziamento regionale immediatamente utilizzabile perché riservato proprio alla manutenzione dei ponti mobili». La Città Metropolitana di Firenze ritiene di aver fatto la scelta giusta nel decidere di effettuare il ripristino con il ponte percorribile dai veicoli leggeri. L’alternativa era quella di “smontare” il ponte e rimuovere temporaneamente l’impalcato collocandolo a terra per aggiustarlo e poi riposizionarlo al suo posto. Da Firenze si sottolinea che la modalità scelta va incontro «sia gli interessi del porto di Livorno (ripristino della transitabilità veicolare a pieno regime) sia gli interessi dei cantieri navali di Pisa (ripristino della navigabilità a pieno regime)».

Al lavoro per il ripristino del ponte del viadotto della supertrada Fi-Pi-Li: ha ceduto un componente del meccanismo di sollevamento

Tornando indietro negli anni, viene messo in evidenza che il progetto del ponte, come tutto il ramo livornese della superstrada Fi-Pi-Li, «risale al 1990: faceva parte degli investimenti legati ai mondiali di calcio Italia ’90. Anas fu stazione appaltante di progetto ed esecuzione lavori: l’inaugurazione arrivò l’antivigilia del Natale 2003 in una mattinata di ventaccio polare. Il collaudo l’anno successivo, quando il viadotto dove si trova il ponte mobile passò in gestione da Anas alla Provincia di Firenze, che aveva già preso in gestione il resto della Fi-Pi-Li, sempre da Anas, nel 2002.

L’apertura in dolce stil “ponte levatoio” – lo ricorda la nota diramata da Firenze – riveste «un ruolo strategico nel sistema economico della cantieristica navale toscana, che ha tra i suoi punti di forza proprio la produzione dei superyacht nei cantieri dislocati lungo il Canale dei Navicelli, a Pisa». Importante per fatturato e per l’impiego di «maestranze altamente qualificate»: un settore in «rapida ascesa negli ultimi anni». Sta di fatto che la consegna dei grandi yacht ai committenti (e dei giga-serbatoi di Gnl per l’export di Gas & Heat) ha bisogno di un passaggio al mare: sono lunghi «anche 50 metri e, soprattutto, alti fino a 11 metri».

E qui casca l’asino. Non si può uscire in mare dalla foce dello Scolmatore: c’è un ponte stradale con campate bassissime sul pelo dell’acqua, Non si sarebbe potuto uscire in mare neanche entrando nel porto di Livorno perché ci sarebbero quattro ponti l’uno accanto all’altro, i primi tre sono posti a «una altezza di circa 3 metri dal livello dell’acqua», il quarto a «un’altezza di nove metri»

  • un ponte girante sulla provinciale per Tirrenia passando dai “cantierini” di via Quaglierini;
  • un ponte ferroviario che è costato milionissimi quando è stata realizzata la nuova ferrovia per la stazione portuale Fs di Livorno Darsena;
  • il ponte di viale Mogadiscio, che rappresenta il collegamento stradale fra il porto e la Fi-Pi-Li, «ordinariamente riservato ai veicoli leggeri nelle fasi di sbarco e imbarco».
  • il ponte del viadotto della superstrada Fi-Pi-Li, il cui meccanismo di apertura è fuori uso da venerdì pomeriggio.

L’apertura ordinaria dei quattro ponti è programmata su due fasce orarie ogni giorno, dalle 9 alle 11 e dalle 15 alle 17.

 

Ascoltiamo la squadra di tecnici della Città Metropolitana di Firenze ricostruire cosa è accaduto al ponte in tilt. Il meccanismo di apertura “a ponte levatoio” è andato fuori uso perché «una delle due cerniere, entrambe costituite da un cilindro di acciaio di circa 30 centimetri di diametro alloggiato in un involucro circolare, sempre di acciaio, ha subito una rottura a taglio». Da tradurre così: è una di quelle rotture cosiddette “fragili”, cioè «non danno alcun segnale di preavviso».

Perché si è verificata la rottura? Colpa di qualche trascuratezza? Le cause della rottura «sono ancora da accertare». Ma i tecnici tengono a evidenziare che «si tratta di un evento che può verificarsi anche laddove siano rispettati, come in questo caso, tutti i protocolli della manutenzione: le cerniere erano state riparate nel 2014, i bulloni sostituiti nel 2021». È da aggiungere che le ispezioni e la manutenzione sono state «eseguite con la giusta frequenza, ivi compresa la manutenzione ai sistemi idraulici di sollevamento (i pistoni) che sono rimasti integri e funzionanti».

Dalla nota di Città Metropolitana si intende sgombrare il campo anche dall’idea che si sia corso il pericolo di una tragedia: «È importante chiarire – si afferma – che la rottura è avvenuta in tutta sicurezza: nel senso che, se esiste un margine di rischio che il meccanismo possa subire un’avaria, è pressoché nullo il rischio che il determinarsi di un’avaria possa costituire un pericolo,

  • né per la transitabilità veicolare soprastante al ponte (perché il flusso di traffico viene ovviamente interrotto durante le operazioni di apertura)
  • né per la navigabilità sottostante al ponte (perché le imbarcazioni vengono fatte passare solo quando l’impalcato del ponte ha raggiunto la posizione verticale, cioè quella più sicura)
  • né per gli operatori che gestiscono i meccanismi di apertura (perché lo fanno a debita distanza)».

Nel documento si ammette, però, che sul ponte “minore”, quello di via Mogadiscio sul quale resterà dirottato il traffico pesante, la coesistenza forzata con il traffico leggero potrà «generare ingorghi e rischi di collisione, prevalentemente in concomitanza agli sbarchi». L’altro disagio riguarda il perdurare dell’impossibilità di apertura del ponte, quindi dell’interdizione alla navigazione del canale sottostante, «almeno per le imbarcazioni aventi un’altezza superiore a 9 metri dal livello dell’acqua»: è vero che può esser «suscettibile di danneggiare il sistema economico della cantieristica navale».

Il mistero buffo dei quattro ponti levatoi l’uno accanto all’altro fra lo Scolmatore (sulla sinistra) e la Darsena Toscana del porto di Livorno (sulla destra). In mezzo c’è una piccola via d’acqua larga 30 metri attraversata da quattro ponti nel giro di pochi metri. Da sinistra: 1) il ponte della strada verso Calambrone-Tirrenia; 2) il ponte della linea ferroviaria che arriva sulle banchine; 3) il ponte di via Mogadiscio; 4) il ponte del viadotto che porta al varco doganale del terminal Tdt

 

 

Pubblicato il
9 Marzo 2026
di MAURO ZUCCHELLI

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