La nave della flotta Grimaldi oltrepassa Hormuz e torna libera
Il numero uno del gruppo rende omaggio al suo equipaggio: siete straordinari

La nave porta veicoli Grande Torino è in servizio nella flotta Grimaldi dal 2019
NAPOLI. La buona notizia è arrivata dopo più di cento giorni di permanenza forzata nel Golfo Persico, bloccati per via del braccio di ferro che ha paralizzato il passaggio dello Stretto di Hormuz: la nave porta-veicoli “Grande Torino” appartenente alla flotta Grimaldi ha «attraversato in piena sicurezza lo Stretto di Hormuz, a seguito del rilascio dell’autorizzazione da parte del Ministero degli Esteri della Repubblica Islamica dell’Iran». A darne notizia è lo stato maggiore della compagnia partenopea, una fra le principali sulla scena internazionale in questo campo.
La nave – viene fatto rilevare – ha un equipaggio composto da 21 persone (tre italiani e 18 filippini) e batte bandiera italiana: attualmente in navigazione nell’Oceano Indiano e ha come destinazione la Cina, dove verrà reimpiegata nella rete di collegamenti del gruppo napoletano tra Estremo Oriente e Europa.
Alle 16 ora italiana di giovedì 18 giugno secondo i servizi di tracciamento navale internazionale la “Grande Torino” è a una trentina di miglia a sud est dell’isolotto-simbolo di Hormuz: viene schedulato per sabato 27 giugno l’arrivo nel porto di Singapore ma non è chiaro se questa tabella di marcia verrà seguita.
L’aspetto da mettere in evidenza è il fatto che adesso scende in campo personalmente il numero uno del gruppo armatoriale italiano, Emanuele Grimaldi, per rendere omaggio al comportamento del proprio equipaggio: «Desideriamo esprimere il nostro più sincero apprezzamento e un vivo ringraziamento al comandante e all’intero equipaggio della “Grande Torino”: hanno dimostrato ancora una volta le qualità umane e professionali che contraddistinguono il personale del gruppo Grimaldi. Chiamati ad affrontare una situazione eccezionale, hanno mantenuto in ogni momento elevatissimi standard di professionalità e dedizione al lavoro».
Dal quartier generale della società napoletana si mette l’accento anche sulla diplomazia che ha consentito di arrivare a una positiva conclusione della vicenda: un «intenso lavoro diplomatico» e un «costante dialogo» è stato intessuto nel corso degli ultimi mesi tra i vertici del gruppo Grimaldi e il ministero degli esteri guidato dal ministro Antonio Tajani («che si è occupato in prima persona della questione»). A ciò si aggiungano i canali di contatto diretto che l’amministratore delegato della flotta italiana, Emanuele Grimaldi, ha avuto con un faccia a faccia avvenuto a Roma con l’ambasciatore Mohammad Reza Sabouri che rappresenta la Repubblica Islamica dell’Iran in Italia: anche da tale incontro è arrivato «un contributo significativo»., e
«Desideriamo esprimere la nostra riconoscenza – afferma Emanuele Grimaldi – a tutte le rappresentanze diplomatiche ed istituzioni coinvolte, che hanno seguito la vicenda con grande attenzione e assicurato un costante sostegno durante tutta la permanenza della nave nell’area. In particolare, un sentito ringraziamento va al ministro Antonio Tajani, che insieme al suo staff si è adoperato con straordinario impegno e determinazione per favorire una positiva soluzione della vicenda, e all’ambasciatore Mohammad Reza Sabouri, per aver contribuito al raggiungimento di questa importante intesa».
Nel momento in cui l’attacco di Usa e Israele all’Iran ha “incendiato” il clima geopolitica in quel quadrante del mappamondo a fine febbraio, la “Grande Torino” era nel Golfo Persico per «sbarcare veicoli nuovi provenienti dall’Estremo Oriente». Da allora è stata «impossibilitata per questioni di sicurezza a lasciare la zona»: a quel punto la nave della flotta Grimaldi si è posizionate in rada, «nel tratto di mare compreso tra le coste degli Emirati Arabi Uniti e quelle iraniane», com’è stato detto.
L’annuncio che la nave ha ripreso la navigazione segna «la conclusione di una fase particolarmente complessa, affrontata dall’intero equipaggio con straordinaria professionalità, disciplina e spirito di responsabilità in una delle aree più strategiche per il commercio marittimo mondiale».











