Elettricità dalle banchine, l’Italia cerca investitori a Londra
All’ambasciata si presentano fondi e istituzioni finanziarie: tra opportunità e incognite

La sede dell’ambasciata italiana a Londra
L’elettrificazione delle banchine italiane è sbarcata nella City londinese. L’’ambasciata d’Italia nel Regno Unito ha ospitato il workshop “Cold ironing, alimentare i porti del futuro”, organizzato da Aon Spa/Aon Re e dallo studio legale Advant-Nctm. L’obiettivo: attirare capitali esteri su un settore che, in Italia, deve ancora decollare.
Il cold ironing — l’alimentazione elettrica da terra per navi in sosta — è uno degli strumenti previsti dal pacchetto europeo “Fit for 55” per ridurre le emissioni portuali. L’Italia, con oltre 8mila chilometri di coste e porti strategici nel Mediterraneo, potrebbe rappresentare un mercato rilevante. I fondi infrastrutturali londinesi, storicamente orientati agli asset “Esg”, hanno mostrato interesse per progetti che combinino rendimenti stabili e profili di rischio mitigati.
La transizione non è immediata. Richiede investimenti in banchina, potenziamento delle reti elettriche nazionali e una cornice assicurativa ancora da definire. Durante il workshop si è discusso di “risk engineering” e polizze su misura, ma restano aperti i quesiti sulla responsabilità in caso di blackout e sulla struttura delle concessioni demaniali.
La presenza di delegati Imo ha sottolineato la necessità di standard globali: una nave deve potersi collegare con la stessa procedura a Genova, Rotterdam o Shanghai. L’Italia punta a giocare un ruolo da protagonista nella definizione di queste linee guida, ma la competizione con altri poli mediterranei è serrata.
A.R.











