Visita il sito web
Tempo per la lettura: 3 minuti
COMPETITIVITÀ

«Il nostro dragaggio quotidiano: manutenzione continua e certa»

Assiterminal: la certezza dei fondali reali è indispensabile per gli operatori

RemTech Expo di Ferrara il tavolo dei relatori alla sessione dedicata ai dragaggi

FERRARA. Agli occhi di un terminalista il dragaggio è qualcosa di più di una questione ambientale o tecnica: è «una condizione essenziale per garantire l’operatività dell’accosto, rispettare gli impegni assunti con gli armatori e mantenere la competitività del porto». Non potrebbe essere più diretto il messaggio che, nell’ambito di RemTech Expo a Ferrara, a nome di Assiterminal il direttore generale di Sige, Stefano Mordeglia, mette in rilievo nel corso della sessione tecnica dedicata a “Sedimenti, dragaggi e riuso”.

Se non si fosse capita l’antifona, la sottolineatura successiva è ancor più esplicita: «La variabile che governa la competitività di un terminal non è il fondale nominale, ma la certezza del fondale disponibile quando la nave arriva». Da evidenziare così nell’operatività reale: «Un metro di pescaggio che manca quel giorno può tradursi in alleggerimento del carico, attesa della marea, minore carico utile o, nei casi peggiori, dirottamento verso un altro porto», queste le parole di Mordeglia.

Da parte degli operatori viene indicato un tris di priorità:

  • programmazione pluriennale dei dragaggi di manutenzione;
  • integrazione tra dragaggio e sicurezza delle banchine;
  • manutenzione continua dei porti canale (accompagnata dalla programmazione della destinazione e del riuso dei materiali).

È per questo motivo che Assiterminal torna a sottolineare una esigenza: occorre superare una logica di interventi episodici. Questo significa che, per ciascuna delle Autorità di Sistema Portuale, occorre garantire «una programmazione strutturale e prevedibile dei dragaggi di manutenzione, con volumi, destinazioni dei materiali e coperture finanziarie definite, insieme ad autorizzazioni pluriennali e tempi certi per l’approvazione dei progetti di gestione dei materiali». Come dire: fine dell’idea che dragare sia qualcosa solamente di sporadico ed eccezionale, appartiene al ventaglio delle opere di manutenzione, forse non quotidiana ma comunque periodica.

Nella riforma portuale attualmente all’esame parlamentare, gli operatori – viene messo in chiaro – «guardano con attenzione alla semplificazione delle procedure e alla gestione integrata e circolare dei materiali». Con un “però”: è indispensabile «assicurare continuità anche alla manutenzione ordinaria».

Dal confronto con i grandi porti nordeuropei si può imparare una lezione, secondo Assiterminal: la manutenzione dei fondali gestita come «un processo industriale ricorrente, attraverso monitoraggio e programmazione degli interventi e delle destinazioni dei materiali». A giudizio dell’organizzazione di settorem sarebbe questo «un approccio particolarmente importante per l’Italia e per i suoi porti-canale, dove le caratteristiche morfologiche e idrodinamiche – viene ribadito – rendono necessario passare dalla singola campagna di dragaggio a un regime di manutenzione continua autorizzata, basato su monitoraggi e caratterizzazioni pluriennali».

Da parte dell’organizzazione di categoria dei terminalisti è stato messo sotto i riflettori anche un altro aspetto centrale: il rapporto tra fondale e stato delle banchine. Sarebbe assurdo pensare a rendere più profondi i fondali senza badare al fatto – si afferma – che l’approfondimento davanti a opere esistenti «può incidere sulle condizioni geotecniche e sulla sicurezza di infrastrutture spesso realizzate diversi decenni fa» (e oggi come oggi sottoposte a «sollecitazioni crescenti, anche per effetto delle dimensioni e delle potenze delle navi di nuova generazione»).

Per questo, secondo Assiterminal, un progetto di dragaggio non può riguardare soltanto il sedimento, ma deve considerare anche lo stato e la stabilità della banchina. Autorità di Sistema Portuale e concessionari dovrebbero inoltre costruire insieme un vero e proprio “fascicolo dell’accosto”, attraverso batimetrie periodiche, ispezioni subacquee e monitoraggio delle infrastrutture.

Emerge perciò che il gigantismo navale fa balzare allo sguardo una ulteriore necessità («che interessa container, crociere e grandi unità oil & gas»): impone ai terminal di «programmare oggi infrastrutture destinate a servire le navi dei prossimi decenni, considerando insieme fondali, lunghezza degli accosti, spazi di manovra e capacità delle banchine».

Infine, guai a non mettere l’accento su destinazione e riuso dei sedimenti: casse di colmata, ripascimenti, conferimenti e possibilità di riutilizzo – si afferma – devono essere «programmati insieme agli interventi di escavo». Il motivo è presto detto: «Senza uno sbocco certo per i materiali anche la semplificazione delle procedure rischia di non tradursi in una maggiore disponibilità dei fondali», sostiene Assiterminal.

A giudizio di Mordeglia, al terminalista «non serve soltanto una norma più semplice: serve una regola prevedibile. Se so quando e quanto si draga, posso firmare un contratto. Se non lo so, non posso».

Pubblicato il
18 Settembre 2026

Potrebbe interessarti

Festìna lente, anzi lentissimo

L’antica saggezza del suggerimento dell’imperatore Augusto, sembra diventata la guida più seguita non solo dalla politica nazionale ma anche dall’Authority di Livorno e Piombino. Dopo quasi un anno dall’insediamento del nuovo presidente, dopo tutta...

Leggi ancora

Salone nautico dei sogni proibiti

Aveva voglia il Gattopardo – ovvero Tomasi di Lampedusa – a sostenere che bisogna cambiare tutto per non cambiare niente. Oggi, di fronte alle notizie d’anteprima per il prossimo, sempre più grande salone nautico...

Leggi ancora

In ricordo del sor Aldo

LIVORNO.  Forse perché invecchiando il presente richiama sempre di più il passato. O forse perché gli amici veri rimangono legami importanti anche se non ci sono più.  È così che ogni 15 settembre mi...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio