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L’Eurocargo e l’inquinamento che non ci fu

LIVORNO – E’ sacrosanta norma di civiltà, anche se tante volte disattesa, che le sentenze si eseguono e non si contestano. Nel caso di quella che ha mandato assolti tre giorni fa il comandante dell’“Eurocargo Venezia” e altri due co-imputati per la perdita di bidoni di solventi nella burrasca del 17 dicembre 2011 al largo della Gorgona, verrebbe anche da aggiungere che i processi andrebbero fatti in tribunale e non sulle pagine dei giornali.
[hidepost]Per tre anni e più, quasi tutta la stampa che si è occupata del caso ha dato voce ai vari comitati ambientalisti – e non solo – che hanno ripetutamente battuto sul tasto dei “bidoni tossici”, quando le tante minuziose indagini svolte dall’Arpat – a spese dell’armatore Grimaldi, titolare della nave – hanno dimostrato che inquinamento non c’è stato, che la tossicità del materiale dei bidoni era trascurabile e che sia Ispra che Arpat avevano testimoniato come “non esistevano particolari anomalie sui campionamenti sia delle colonne d’acqua che sui sedimenti e sul pescato”. Quindi: niente inquinamento, niente disastro ambientale, niente di pericoloso per l’uomo e per l’ambiente; e invece, la spesa di milioni e milioni di euro da parte dell’armatore, che ha fatto di tutto per recuperare – malgrado la riconosciuta scarsa pericolosità – i bidoni di solventi perduti nella burrasca. Per il magistrato, al massimo ci può essere stato uno sversamento colposo di idrocarburi – in acqua sono finiti anche due semirimorchi per una manovra violenta su un mare violento – tutto da valutare.
Facile sarebbe, a questo punto, interrogarsi sul perché si sia messa la croce addosso al comandante di una nave che, in una burrasca eccezionale come quelle che capitano ogni tanto sull’alto Tirreno, in una manovra per evitare la collisione con un’altra nave anch’essa in difficoltà – e chi va per mare sa che malgrado i radar e tutte le diavolerie moderne ancora oggi certe situazioni si verificano – abbia perso due semirimorchi che erano “rizzati” in coperta. Tra le accuse al comandante – che il tribunale ha respinto – c’era anche quella di “delitto colposo per pericolo di naufragio”: la virata che ha scaricato in mare i bidoni, secondo l’accusa, poteva provocare un naufragio. Mentre è stata fatta proprio per evitare l’abbordo con un’altra nave – sostiene la difesa – che avrebbe si provocato un naufragio, forse doppio, con tanto di vittime umane.
Pur non entrando nel merito, conviene ricordare un antico detto marinaro, pieno di amara saggezza: chi è in mare naviga, chi è a terra critica. Meno male che ogni tanto c’è anche un giudice, e non solo in Danimarca…
Antonio Fulvi

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Pubblicato il
21 Marzo 2015

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