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Gommoni migranti credibilità

LIVORNO – Che c’entriamo noi, dal nostro porto, con l’amara vicenda dell’Aquarius e dei suoi disgraziati naufraghi? Mi direte: ci autorizza a ciacciare a ruota libera il “post” del sindaco Nogarin, che ha offerto – e subito dopo ritirato – il rifugio livornese alla nave.

Non facciamo politica, o almeno cerchiamo di non farla anche se ogni idea, ogni opinione, bene o male diventa politica. Scendo perciò sul personale: apprezzo l’offerta umanitaria di Nogarin, erede di una tradizione livornese di porto aperto dalle leggi livornine in poi; anche se sia lui che tutti noi sappiamo benissimo che si è trattato di un impegno platonico, una dichiarazione di principi; visto che non è certo il sindaco a disporre dell’apertura o della chiusura di un porto a una nave. Un Beau Geste, insomma, a costo zero se non qualche mal di pancia all’interno del M5S. E tanta visibilità: che potrebbe tornare utile l’anno prossimo, quando ci saranno le elezioni europee e il M5S deve mettere in corsa candidati visibili e credibili. Punto.

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Ho premesso di non fare politica e non la faccio. Invece scendo, per poche righe, su un tema sul quale sono personalmente più ferrato: i grandi gommoni con i quali grappoli umani di migranti lasciano le coste libiche. Li avete visti come me alla TV: informi salsiccioni artigianali, senza carena se non un telo gommato, con ridicoli motori fuoribordo da pochi CV che, con quei carichi e quelle linee d’acqua, possono fare poco più di 3 o 4 nodi, se non si sfasciano prima perché sono incollati alla peggio. Significa che la traversata verso la Sicilia, meta dichiarata, richiederebbe almeno tre o quattro giorni (e notti) ammesso che il mare rimanesse piatto. Chi va per mare fa presto a capirlo.

E allora? Allora non ci raccontino che quelli sono mezzi di migranti destinati alla traversata, come erano fino a qualche anno fa i pur sgangherati pescherecci che approdavano in Sicilia, a Lampedusa, a Pantelleria, spesso al prezzo di immani tragedie. Questi sono soltanto pseudo-taxi per uscire dalla costa, fare qualche miglio trascinandosi fino a qualcuno che, preventivamente avvertito, li raccolga. C’è un business, dietro? C’è solo l’afflato umanitario di quelle decine di grandi navi, ottimamente attrezzate, che “salvano”?

Doppio punto e stop. M’intendo di gommoni, non di altro. E come diceva Apelle al calzolaio, faccio mio il suo sarcastico invito. Sutor, ne ultra crepidam!

A.F.

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Pubblicato il
16 Giugno 2018

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