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Assoporti rischia di spaccarsi? Nerli chiama a raccolta i suoi

Due giorni fa un consiglio di presidenza, martedì un direttivo che si preannuncia delicato – Il problema di una linea comune mentre alcuni porti sembrano partiti per la tangenteROMA – Sotto i colpi di un Paese che sembra in guerra su tutto, ma sembra dimenticare nel contempo le problematiche dei porti, anche Assoporti,  l’associazione delle Authority portuali vacilla. E in quella che per anni era apparsa come un’associazione monolitica – forse anche troppo – s’intravedono le prime crepe.
Qualcuno le aveva preannunciate in vista del consiglio di presidenza di Assoporti di lunedì scorso. E per farvi fronte, ma anche per capire meglio che aria tira,  il presidente Francesco Nerli aveva chiamato a raccolta i suoi “fidi”, ovvero i vicepresidenti: Guerrieri per Piombino, Mariani per Bari, Canavese per Savona, Grimaldi per Gioia Tauro e Parrello per Ravenna. Un incontro, quello di lunedì scorso, tutto sommato “blindato”, perché sarebbero state esposte anche le difficoltà di chi, pur sostenendo la linea del presidente Nerli contro le esternazioni uscite dal convegno di Trieste sui corridoi e i “commissari” di sistema (linea Palenzona con Unicredit a fare da supporto economico e con significativi rappresentanti dello Stato a fare la claque), avrebbe gradito che Nerli intervenisse solo dopo aver sentito l’intero “parlamentino” dei porti.
Se ne riparlerà, e questa volta in chiave più allargata, martedì prossimo 23 febbraio nel consiglio direttivo di Assoporti: dove peraltro qualcuno annuncia battaglia. E non si capisce bene se la battaglia punta a chiarire una linea ufficiale dell’associazione – che è di fatto il sindacato delle Port Authority italiane – o se il vero obiettivo è la messa in discussione della linea di Nerli, e quindi in sostanza la sua presidenza. Forse si tratta solo di gossip, ma c’è anche chi sta facendo circolare la voce che Nerli sarebbe pronto a lasciare la presidenza di Assoporti in cambio della “poltrona” – che sta per scadere – di Roberto Piccini a Livorno. Disinformazia, quasi certamente, anche perché comunque vada la riforma ancora al palo, per la nomina alla presidenza di una Port Authority il parere del ministro è determinante; e non sembra che Nerli di questi tempi sia molto nelle grazie di Matteoli, o per lo meno molto più del riconfermabile Piccini.
Tutte queste congetture, e il carico di chiacchiere che l’accompagna, danno tuttavia un’immagine di Assoporti diversa da quella tradizionale: che era di un’associazione pressoché monolitica, o almeno abbastanza compatta nel parlare a nome di (quasi) tutti. Le recenti uscite fuori dal coro di Merlo – che non rappresenta certo un porto marginale – e le ipotesi avanzate (ed applaudite) al convegno di Trieste dei super-commissari sui quali conferire di fatto decisioni e poteri dei “corridoi” logistici, fanno ritenere che qualcosa vada rimesso a regime. In Assoporti, per prima cosa: ma probabilmente anche nel governo nazionale stesso, che continua a farsi frenare ogni ipotesi di riforma portuale e intanto prospetta in piena libertà, presenti suoi autorevoli esponenti, altre e assai diverse soluzioni senza che ci si capisca più niente.
A.F.

Pubblicato il
17 Febbraio 2010
Ultima modifica
23 Febbraio 2010 - ora: 12:00

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