Visita il sito web
Tempo per la lettura: 2 minuti

Baldassarri: quei porti in mano ai cinesi

ROMA – Ricorda di essere un economista e non – battutaccia trasparente contro Tremonti- “un avvocato tributarista”. Dopo di che il presidente della commissione Finanze al Senato Mario Baldassarri, prima ancora di affrontare il tema dei porti sintetizza una lezione ultrarapida di analisi macro-economica.

[hidepost]

“Il tesoro cassa dalle norme del rilancio 100 milioni per i porti – sottolinea – ma poi affronta la crisi con 92 milioni di euro di tasse in più, che deprimeranno ulteriormente la nostra già sgangherata realtà. E non ci vengano a dire – sottolinea – che non c’è più una lira. Noi specialisti sappiamo che ogni anno si buttano via nello Stato dai 50 ai 70 miliardi di euro in malversazioni, finanziamenti politicizzati, sprechi consapevoli e non. Non capisco come si possa pensare a una crescita del Paese quando dal 2008 in tre soli anni le tasse sono aumentate di 150 miliardi e non si è speso quasi niente in infrastrutture essenziali. La verità è che nella filiera di valore aggiunto l’Italia sta costantemente retrocedendo. Eppure il Mediterraneo, e con esso il nostro Paese che è un ponte su questo mare, torna velocemente ad essere un nodo fondamentale della logistica, che è la frontiera attuale proprio della produzione del valore aggiunto come nell’ottocento erano le materie prime e nel novecento le nuove tecnologie. Ma l’Italia sembra non accorgersene, almeno in ambito governativo. Se ne sono ben accorti invece i cinesi – enfatizza il professore – che negli ultimi anni si sono comprati ben cinque porti nel Mediterraneo e ci stanno investendo pesantemente”.

E la tesi di Grillo, secondo il quale tutti i porti italiani servono e nessuno va ridimensionato? “Non sono d’accordo – chiarisce – perché bisogna puntare su non più di quattro o cinque grandi porti hub, che siano hub veri sui quali concentrare i traffici intercontinentali. Da noi invece troppi porti significa una guerra tra poveri: come in Adriatico, dove Ravenna ed Ancona sono impegnati principalmente a rubarsi reciprocamente i contenitori. E’ chiaro che per una programmazione seria, occorre una politica nazionale delle infrastrutture e non certo lasciare mano libera ad ogni Regione. Con una premessa: io sono sinceramente federalista, ma il federalismo non deve essere né implementazione delle tasse né elusione degli interessi nazionali”.

[/hidepost]

Pubblicato il
29 Ottobre 2011

Potrebbe interessarti

Hormuz e le mine fantasma

Il dubbio, francamente, è venuto a parecchi: ma dove sono, se ci sono davvero, le micidiali mine navali che l’Iran avrebbe minato nello stretto di Hormuz? A incrementare le perplessità è arrivata una dichiarazione...

Leggi ancora

Gaudium Magnum, habemus Danieli (era ora!)

Mi dicono, dai recessi più profondi di Palazzo Rosciano, che finalmente stanno spolverano la poltrona del segretario generale dell’Authority livornese perché lunedì prossimo arriverebbe il nominato comandante Pierpaolo Danieli. Gaudium Magnum, recitano alla nomina...

Leggi ancora

Cogito, ergo vedo nero

Provo a fare una sintesi di quanto emerso e sta emergendo dalle diatribe sulla Darsena Europa, con tanto di chiarimenti dal commissario/prefetto e gallinaio vario sulle aree pressoché completate. È un’analisi mia personale, condita...

Leggi ancora

Addio amico Giorgio

LIVORNO. Non è soltanto la scomparsa a 91 anni di un importante imprenditore del settore portuale: la morte di Giorgio Fanfani, avvenuta nella notte di domenica, segna la perdita di un altro pezzo dell’anima...

Leggi ancora

Il provvisorio permanente

Non sottovaluto, certo, i mille problemi che travagliano l’Autorità di Sistema Portuale del povero presidente Gariglio, stretto tra le morse della politica in zuffa continua e quelle degli operatori che pretendono scelte rapide e...

Leggi ancora
Quaderni
Archivio