Autotrasporto, crisi continuata

Incide sulla cresciuta mortalità delle aziende anche l’annullamento delle tariffe minime – Quasi la metà del comparto è a rischio chiusura o ridimensionamento entro gennaio

Paolo Uggè

ROMA – Fine dicembre, periodo nero per l’autotrasporto merci. E sembra quasi una funesta coincidenza: già nel dicembre 2006 gli autotrasportatori bloccarono i mezzi, con drammatiche conseguenze per i rifornimenti alimentari, per la benzina che mancò alle pompe, per le merci bloccate nei porti.

Anche in questo mese, la rivolta degli autotrasportatori si è fatta sentire, con una serie di assemblee di categoria dall’Alpi alle Piramidi e dal Manzanarre al Reno (parafrasando un celebre poema) che sono poi sfociate nelle manifestazioni che abbiamo visto, anche a conclusione dell’assemblea generale dell’Unatras, l’unione delle associazioni dell’autotrasporto italiano.

I temi della contestazione da parte degli autotrasportatori sono molteplici: le reiterate “stangate” del governo Monti sui carburanti, con le accise in crescita verticale e con il prezzo del gasolio che è stato pesantemente penalizzato portandolo ormai a livello di quello della benzina (il caro gasolio, com’è noto, incide in particolare sui costi di chi lavora con l’autotrasporto o con l’aiuto); e anche l’annullamento delle normative con i prezzi minimi, che ha riaperto, secondo l’autotrasporto, una concorrenza “selvaggia” fatta tutta sulla pelle dei padronicini.

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