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Neri e Smit all’opera al “Concordia”

Sul posto il pontone “Meloria” con le apparecchiature e i tecnici delle due imprese

Piero Neri

ISOLA DEL GIGLIO – Un’operazione lunga, difficile e “sporca”, aveva detto Piero Neri qualche giorno fa predisponendosi all’intervento della sua impresa per il bunker e poi per il relitto della “Costa Crociere”. Adesso l’operazione è partita, con la firma ufficiale del contratto da parte di Costa Crociere con la joint venture Smit Salvage/impresa Neri per quanto riguarda il recupero delle 2.300 tonnellate di fuel di bordo. “Ci vorranno almeno 5 settimane – ci ha confermato Piero Neri – nella speranza che non ci si metta il maltempo a rallentare”.

Per l’operazione, il pontone “Meloria” della Neri è già stato trasferito sul posto con tutte le attrezzature necessarie. Si anche provveduto a noleggiare dalla D’Alesio una cisterna/bettolina, la “Giglio” (nomen omen…) che riceverà il carburante del relitto mano a mano che sarà pompato. Un team di specialisti sia della Neri che della Smit opera h/24 per il delicato compito.

Come ci ha spiegato il dottor Neri, l’operazione consiste prima di tutto nel collocare speciali flange dotate di valvole di sicurezza ai serbatoi, in modo da evitare casuali fuoriuscite anche di piccole quantità di carburante.


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Ci sono ben 17 serbatoi da intercettare, anche se si spera che alcuni possano essere messi in collegamento (o che già lo siano). Il piano, complicato e denso di incognite, è stato studiato a lungo per avere certezza di potersi muovere senza rischi per gli operatori. E’ stata anche presa in esame la possibilità che alleggerendo i serbatoi del fuel, la nave possa cambiare assetto o addirittura scivolare verso i fondali più alti. Il tutto si sta svolgendo dunque mantenendo il massimo possibile di margine di sicurezza per la gente.

Trattandosi poi di un fuel, l’Ifo 380, che solidifica o quasi alla temperatura ambiente (diventa viscoso e simile a una densa morchia), occorrerà riscaldarlo per fluidificarlo, con appositi getti di vapore attraverso le manichette. Una fase, quella del riscaldamento, che dovrà essere ripetuta con frequenza. Insomma, un’operazione lunga, complessa, delicata e malgrado la specializzazione degli addetti, ancora con qualche margine di rischio. Solo dopo aver svuotato totalmente i serbatoi della nave si potrà pensare a rimuovere il relitto, con tecniche che sono ancora allo studio e saranno legate anche all’eventuale stabilizzazione del relitto, che si trova in posizione ad oggi precaria.

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Pubblicato il
21 Gennaio 2012
Ultima modifica
6 Marzo 2012 - ora: 13:58

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