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Vertice a Bruxelles sui servizi portuali e intanto il Nord Africa sindacalizza

Sotto tiro i costi del rimorchio e dei pilotaggi – Le richieste delle Autorità portuali – Il meeting del sindacato mondiale IF a Casablanca

BRUXELLES – Sono rientrati dalla capitale burocratica europea con qualche mal di pancia, ma anche con la consapevolezza che l’UE intende mettere mano, tra le tante cose, anche sul sistema variegato e non certo uniforme dei servizi nautici nei porti dell’Unione.

[hidepost]Per Giuliano Gallanti, presidente della Port Authority di Livorno e uno degli esperti che ha preso parte al dibattito in commissione, la revisione della normativa sui servizi nautici nei porti (rimorchio, pilotaggio, ormeggi etc.) deve passare anche attraverso un maggior controllo dei costi e dei servizi spesi da parte delle Autorità portuali. Il dibattito resta aperto e se ne parlerà certo nelle prossime settimane sia a livello internazionale che nazionale.

I porti del sud Europa stanno intanto tenendo d’occhio con la massima attenzione quanto va accadendo nei porti del Nord Africa. Il punto focale è stata la riunione a Casablanca, all’inizio di questa settimana, del sindacato internazionale dei trasporti ITF, con la partecipazione di oltre duecento delegati da una cinquantina di paesi del mondo, compresa l’Italia. Uno dei “focus” dell’incontro è stato dedicato ai diritti dei lavoratori dei porti nord-africani, con particolare attenzione a quanto accade in Tanger-Med, dove è stata appena conclusa una dura lotta per il riconoscimento di salari e diritti in linea con quelli europei. I punti di vista espressi sono stati diversi, ma va detto che Eurogate – il network tedesco che ha la maggioranza nel terminal – hanno firmato una serie di accordi con i sindacati tra cui un contratto collettivo di lavoro che da un anno ha cambiato (in meglio) le condizioni dei dockers marocchini, anche se i costi per il terminal sono aumentati in proporzione.

Ed è il tema dei costi che accomuna oggi le azioni degli armatori con quelle dei terminalisti e alla fine anche degli stessi sindacati in un mondo dei porti sempre più stressato dalla crisi internazionale. Tanto che si riconoscono azioni comuni proprio tra l’Europa che cerca di “limare” i costi dei servizi nautici nei porti e i paesi in via di sviluppo dove la componente costi era stata fino a ieri vincente, e torna invece alla ribalta per le rivendicazioni di masse di lavoratori sempre più sindacalizzate, tanto da far ritenere a molti che sia già avviata a finire la stagione dei grandi porti nuovi nel Nord Africa se la loro genesi si è basata solo sui bassi costi della manodopera.

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Pubblicato il
29 Settembre 2012

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